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L'albero della vita - The Fountain

di Darren Aronofsky. Con Hugh Jackman, Rachel Weisz

di Svevo Moltrasio

Tra la Spagna del XVI° secolo, i giorni nostri e il futuro, un uomo cerca il segreto dell’immortalità: forse lo troverà ma in un’altra dimensione. Accolto con fischi all’ultimo festival di Venezia, L’ALBERO DELLA VITA-THE FOUNTAIN, è il primo film distribuito adeguatamente sul nostro territorio del regista statunitense Darren Aronofsky.

Autore indipendente ma di culto in patria, Aronofsky ha fatto breccia anche nel cuore di molti italiani e, nonostante questa sia solo la sua terza prova, il regista può contare su un discreto numero di appassionati sconvolti dalla presunta originalità e forza espressiva di pellicole come REQUIEM FOR A DREAM, opera precedente a quest’ultima. Come spesso accade per certi autori che godono di eccessiva e probabilmente immeritata fama, la realizzazione dei progetti più desiderati e ambiziosi, com’è per Aronofsky questo THE FOUNTAIN, smaschera tutte le lacune di un modo di intendere e fare cinema che risulta decisamente più immaturo nel risultato finale rispetto alle intenzioni di partenza.

Il regista sogna il grande cinema, dove la fantascienza va a braccetto con la filosofia, la storia passata s’incontra con il futuro, lo stile magniloquente poggia su alte riflessioni come l’immortalità. Cinema complesso e ambizioso che finisce per destare nei pochi spettatori - il film è stato un flop in tutto in mondo - effetti indesiderati. Se la storia è contorta e imbalsamata in dialoghi raccapriccianti che distruggono la reputazione di attori acclamati, ciò che più imbarazza è la goffaggine visiva con cui Aronofsky è convinto di mettere in scena grandi momenti di cinema - le sequenze nella bolla futuristica con Jackman pelato andrebbero benissimo in un qualsiasi sketch comico televisivo -.

L’accoglienza disastrosa che l’opera ha riscosso in ogni angolo del pianeta fa provare quasi tenerezza per tutti coloro che hanno messo mano a questo progetto, ma basta imbattersi in qualche fan del regista, che con sprezzo del ridicolo tenta di evidenziare una partecipazione emotiva nella visione del film, che ci si ritrova senza più scorta di pietà.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[24-03-2007]

 
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