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Sei Nazioni, l'Italia in bilico tra proclami e realtà

Entusiasmo intorno agli azzurri: ma a preoccupare è lo spettro dell’ennesimo fallimento

Dice Alessandro Troncon, tecnico del reparto arretrato della nazionale di rugby: “vogliamo e possiamo battere l’Irlanda la settimana prossima”. Dice il presidente del Coni Gianni Petrucci. “non possiamo, ma dobbiamo vincere”. Dice Giancarlo Dondi, presidente della Federazione italiana rugby: “abbiamo una squadra che può fare un grande 6 Nazioni”. A meno di una settimana dall’esordio degli azzurri, a parole l’entusiasmo è tanto: è un film già visto. Tra una settimana a quest’ora sapremo già come è andata la prima fondamentale partita contro l’Irlanda: nel frattempo può essere interessante leggere qualche dichiarazione e rifletterci su.

“Abbiamo bisogno di vittorie, siamo nel massimo della maturità” dice Giancarlo Dondi. Prima parte ovviamente sottoscrivibile, la seconda altrettanto ma solo fino a un certo punto. Certi giocatori sono innegabilmente pronti per i grandi palcoscenici, ma questo non da oggi: è forse la squadra a non essere matura. L’Italia rimane infatti una formazione tagliata in due e lo è da troppo tempo. A una mischia sempre pronta a dar battaglia corrisponde una linea arretrata costantemente al di sotto delle aspettative. In mezzo quello che probabilmente è il problema principale: la mediana. Fino a quando non verrà risolto questo rebus, la nazionale rimarrà un progetto incompiuto. Mallett in questi anni le ha provate tutte, inventandosi anche soluzioni troppo ardite (Andrea Masi mediano di apertura nel torneo del 2008, Mauro Bergamasco mediano di mischia a Twickenham in quello del 2009) contribuendo a generare caos. Planetrugby scrive che dopo la coppia Dominguez-Troncon c’è stato il vuoto. Può essere eccessivo, ma di certo non si è più visto nulla all’altezza. A questo 6 Nazioni l’Italia ci arriva con Gori, Canavosio e Tebaldi a giocarsi un posto per la maglia numero 9. Gori è un giovane di buone prospettive, ma inesperto. Canavosio non sembra riuscire a scrollarsi di dosso il ruolo di mediano di riserva. Tebaldi era la scommessa che Mallett aveva giocato nello scorso torneo, rimangiandosela partita dopo partita. A mediano di apertura c’era Gower, ma un infortunio ce lo ha tolto. Salvo esperimenti dell’ultim’ora, rimangono Orquera e l’esordiente Burton. Basteranno? È lecito non aspettarsi miracoli. 

“La prima partita in casa contro l'Irlanda è la più importante, quella che può metterci sulla buona strada” dice il coach azzurro Nick Mallett. E come dargli torto: battere l’Irlanda significherebbe già aver disputato un buon torneo, e poter affrontare le restanti partite con serenità. Ed è proprio la serenità un altro elemento che potrebbe essere determinante. “Abbiamo fatto sondaggi con altri tecnici” ha ammesso il presidente della Fir. A decidere il futuro di Mallett saranno quindi i risultati delle prossime cinque partite, ma è chiaro che all’interno della Federazione la pazienza è finita da un bel po’ ed è altrettanto chiaro che la fiducia intorno a Mallett è esaurita. Il coach sudafricano lo sa, sa che Jacques Brunel al massimo dopo il mondiale lo sostituirà in ogni caso. Mallett si trova dunque a gestire un gruppo definito maturo e che probabilmente maturo si sente; un gruppo che però in questi quattro anni non ha raccolto nulla; un gruppo che affronta un 6 Nazioni che lo proietterà al mondiale, appuntamento decisivo che chiuderà un ciclo e sul quale questo ciclo verrà giudicato; un gruppo sul quale le aspettative sono ancora una volta altissime. Il rischio che qualche ingranaggio salti c’è tutto. Il pericolo che quella che assomiglia a una pentola a pressione scoppi è sin troppo chiaro. Mallett era stato preso per condurre l’Italia alla Coppa del Mondo di settembre ma a oggi, contratti a parte, è chiaro che l’esperienza di Nick sulla panchina azzurra è sostanzialmente chiusa: dimissionarlo dopo un 6 Nazioni deludente e partire per il mondiale dopo un terremoto tecnico sarebbe, sia per la Federazione che per tutto il movimento, una doppia sconfitta sulla quale dover riflettere.

Antonio Scafati

[31-01-2011]

 
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