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Rassegna stampa estera
 
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Perché gli italiani sostengono Berlusconi?

il dibattito sul New York Times

di Simone Chiaramonte

"Come è possibile che un presidente del Consiglio si comporti in questo modo?", si chiedevano fino a qualche tempo fa diversi giornali stranieri. Oggi la stessa stampa estera è passata ad un livello successivo: "Come è possibile che gli italiani continuino a supportare Berlusconi?". Il New York Times, partendo da questa domanda, ha addirittura aperto un dibattito sul proprio sito, a cui hanno partecipato professori, giornalisti e scrittori.

Alexander Stille, professore di giornalismo alla Columbia University ed autore del libro "Il Sacco di Roma", elenca innanzitutto gli scandali, "più di una dozzina", collegati alla figura del premier: "Dalle accuse correnti di frequentare prostitute minorenni e di interferire con i lavori della questura, ai casi di corruzione che hanno portato alla condanna dei suoi più vicini collaboratori per crimini come la corruzione di giudici, falsa testimonianza, collusione con la mafia. Perché gli italiani nonostante l'evidente depravazione morale non si ribellano?"

Tre le possibili spiegazioni. Gli italiani, secondo Stille, sono profondamente cinici nei confronti della propria classe dirigente: siccome è credenza diffusa che "tutti si comportino nello stesso modo", allora è possibile convincere che la pubblica esibizione delle accuse di reato e delle trasgressioni di Berlusconi siano chiari segnali della persecuzione giudiziaria nei confronti dello stesso. Una visione rinforzata dai media italiani, in un Paese in cui il 70-80 per cento della popolazione riceve le informazioni dalla televisione. Networks su cui il potere di Berlusconi regna incontrastato, afferma Chiara Volpato, rendendo il ruolo delle opposizioni marginale. "Attenzione - mette in guardia la professoressa di psicologia sociale alla Bicocca di Milano - l'Italia è un laboratorio politico per un regime basato sul controllo dei mass media, un modello che potrebbe realizzarsi in qualsiasi momento anche in altri paese democratici".   

Seconda spiegazione rilevata dagli studiosi è la sovrapposizione di poteri nelle mani del premier, da quello economico al legislativo per mezzo del potere mediatico. Prima di Berlusconi non ci si era mai posti il problema del conflitto di interessi o dell'insider trading e, dopo la sua 'discesa in campo', è divenuto accettabile che uno degli uomini più ricchi d'Italia, proprietario della Finivest e coinvolto in diversi processi, diventasse premier senza vendere alcuna delle proprietà e riscrivendo alle prime difficoltà il diritto penale. Con il passare del tempo l'anomalia è diventata una condizione assolutamente normale agli occhi degli italiani.

Terza ed ultima ipotesi è la mancanza di una reale opposizione. Secondo Maurizio Molinari, corrispondente negli Usa de "La Stampa", non esiste un politico più forte di Berlusconi perché "l'opposizione è frammentata e debole, divisa da rivalità fra più leaders", che scalpitano per ottenere il controllo della coalizione e si scontrano sulle possibili alleanze. Dopo la dissoluzione della Dc, sostiene Molinari, nessun partito è riuscito a conquistare le simpatie dei moderati, pro-occidente e sostenitori di valori quali la famiglia e la fede, come ha fatto Berlusconi. Un'anomalia se si pensa agli scandali ripetuti in cui è stato ed è coinvolto il premier. Ma proprio l'atteggiamento timido tenuto dal massimo custode della moralità è uno degli elementi sottolineati dai vari autori: per il professore di criminologia all'Università di Oxford Federico Varese "il Vaticano, che ha beneficiato di misure implementate dall'attuale governo a supporto delle scuole cattoliche e delle esenzioni fiscali sugli immobili della Chiesa, si è mostrato estremamente cauto di fronte ai recenti scandali". Cosicché, scrive Stille, se da una parte il cardinale Angelo Bagnasco suggerisce ai politici una maggiore sobrietà, dall'altra parte parla di un uso improprio delle procedure investigative.

Non che qualcuno non si indigni, ricorda Clare Watters, dottore di ricerca in Studi italiani all'Università di Birmingham, facendo riferimento al movimento "Donne che dicono no", nato su Facebook, contro la mercificazione del corpo femminile. Ma la maggioranza del Paese, rilevano quasi tutti gli autori, appare assuefatta e rassegnata, se non addirittura comprensiva nei confronti dei comportamenti del presidente del Consiglio. E questa reazione per i media stranieri potrebbe rappresentare il primo passo verso un'ulteriore e definitiva conclusione: gli italiani sono Berlusconi.
 
 

[30-01-2011]

 
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