Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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Terza puntata del viaggio negli "spazi alternativi" di Roma

Il Sinergy Art Studio Café di San Lorenzo

Di Flavia D'Angelo.

Viviamo un momento in cui Roma sembra cambiata, con la chiusura di cinema storici e la scomparsa di quel “sottobosco” di spazi dedicati all’incontro e al confronto che erano parte della storia della nostra città. Sotto la superficie ci sono, però, realtà che resistono e altre addirittura che nascono.
Corriere Romano ha scoperto il Sinergy Art Studio Café di San Lorenzo.

Due anni fa, guardando all’Europa ma pensando all’Italia, Claudio Miani ha deciso di aprire nel cuore di San Lorenzo uno spazio aperto a tutte le forme d’arte tra cui, ovviamente, il cinema. L’esperienza del Sinergy si è poi ampliata con l’apertura della sede in via degli Zingari (Rione Monti), vera e propria galleria d’arte underground.

Abbiamo intervistato Claudio per capire meglio cosa sia e come funzioni uno “spazio polifunzionale”, proposta ancora poco frequente in Italia.

Il Sinergy Art Studio Cafè di San Lorenzo è uno spazio polifunzionale aperto a varie forme di espressione artistica. Come si progetta uno spazio del genere?

In tutta Europa esistono gli atelier d’arte, spazi in cui convivono molteplici realtà: pittori, scultori, incisori, attori e altri artisti lavorano nel loro studio durante la settimana e nel week end aprono le porte a tutti. Le persone possono girare liberamente per le stanze e vedere il lavoro degli artisti. Ho ritrovato quest’abitudine alla cultura, per esempio, in Germania, Belgio e Olanda ma non in Italia. Da noi manca, per così dire, “la cultura della cultura”.
Quando ho deciso di aprire un mio spazio ho pensato a un luogo in cui poter fare arte e cultura proprio mettendo insieme realtà diverse. Al Sinergy di San Lorenzo cerchiamo di mescolare varie forme d’arte, dal teatro al cinema. Nella sede di via degli Zingari – curata da me, Massimiliano Alberico Grasso e Claudia Pettinari – seguiamo invece un progetto basato principalmente sulla galleria d’arte dedicata alle forme espressive underground di Roma.

Come funziona il Sinergy di San Lorenzo?

In linea di massima, la mattina mi occupo dell’ufficio stampa, per far conoscere le nostre iniziative. Nel pomeriggio affittiamo lo spazio per dei corsi e la sera cerchiamo di curare delle proiezioni cinematografiche.
Per esempio, in questo periodo, il pomeriggio la sala è occupata da un corso di assistenza ai non udenti, ma affittiamo anche lo spazio per le prove di gruppi di danza o di canto popolare. Poi ci sono le iniziative serali: San Lorenzo è un posto ideale per proporre eventi nuovi. Qui vivono tantissimi studenti e, semplicemente tenendo i prezzi bassi, si possono fare nuove proposte che sono quasi sempre accolte con immediatezza.
Ora organizziamo una rassegna di film di Woody Allen: l’età media del pubblico è sui ventidue anni e molti vengono con una birra e il panino da mangiare durante la proiezione. Ma è giusto così: un progetto di condivisione culturale non può basarsi su altri principi, l’idea di un pubblico “d’élite” è contraria allo spirito di uno spazio comune.

Credi che la crisi economica degli ultimi anni abbia limitato anche le iniziative creative e culturali?

Spesso ci lamentiamo di non avere abbastanza soldi, ma io vedo che anche durante la settimana i ristoranti sono pieni di gente … Io credo che il vero problema sia che la nostra cultura è mediata dalla televisione e quindi la maggior parte degli Italiani intenda l’uscire di casa esclusivamente come mangiare o bere fuori: non abbiamo l’abitudine a comprare, e vivere, un prodotto non materiale.
E’ anche vero che i tempi lavorativi influenzano moltissimo le abitudini delle persone: in molti paesi si esce dal lavoro alle cinque e fino a ora di cena si sta insieme, per chiacchierare e incontrarsi. Qui in Italia lo sfruttamento sul lavoro è pesantissimo: dopo dieci ore di lavoro è difficile decidere di vedersi per scambiarsi qualche idea, ma senza comunicazione non può esistere cultura.
Riuscire a coltivare le proprie passioni è importante a livello personale, ma anche sociale. In Italia abbiamo talenti che sono grandi risorse: se non diamo a queste persone il giusto valore è inevitabile che poi tutto il paese ne risenta.

Credi che in Italia non ci sia spazio per l’attività artistica? Quali sono le forme espressive più penalizzate da questa mancanza di spazi, anche fisici?

Mi dispiace dire che oggi l’arte si deve fare fuori dall’Italia. Se sei convinto che sia quella la tua strada la prima idea che devi avere non è “cosa faccio?” ma “dove vado?”. Non si tratta del solito discorso esterofilo, questa è la realtà: fuori dall’Italia puoi investire il tuo tempo a costruire, qui questa possibilità non te la danno. E’ una situazione comune all’artista come al ricercatore o all’ingegnere …
La questione della mancanza di spazi è un aspetto del problema generale: non ci sono luoghi dove realizzare le proprie proposte. Per esempio, affittare un teatro costa moltissimo e le compagnie amatoriali o emergenti raramente se lo possono permettere.
In Italia si è scelto di non finanziare gli spazi, ma le compagnie: se ne scelgono alcune – sempre quelle più famose e affermate – ma si trascura tutto un mondo di artisti emergenti.
Scegliere di finanziare gli spazi lascerebbe anche spazio alla “meritocrazia”: sarebbe il pubblico stesso a selezionare le proposte del direttore artistico, che da parte sua non avrebbe l’ansia di dover riempire la sala ogni sera e potrebbe attendere che lo spettacolo si affermi, anche con il passaparola.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel tuo lavoro?

La tempistica burocratica rallenta molto il nostro lavoro e rappresenta a volte un costo in più. Devo dire però che l’impegno maggiore che il Sinergy mi richiede è quello inter-personale: bisogna capire le esigenze di ogni tipo di persone. Gli artisti sono spesso egocentrici e gli egocentrici – me compreso – sono simpaticissimi ma dopo un po’ rompono le scatole. Al Sinergy anche la gestione ordinaria diventa molto “artistica”: non ci sono orari, mi è capitato anche di aprire dalle dieci di sera alle tre del mattino.

Parlaci del Rom’Art Independent Festival.

Da tre anni organizziamo a Maggio questo Festival di arte realmente indipendente. Possono partecipare corti cinematografici, teatrali e fotografie low budget, senza una produzione alle spalle. Molti festival indipendenti italiani, e lo dico senza accusare nessuno, non sono realmente indipendenti perché accettano cortometraggi promossi da sponsor pubblici o privati e, inoltre, selezionano il materiale che ricevono.
La caratteristica del Rom’Art Independent Festival è che noi presentiamo tutto quello che ci viene inviato. Certo la qualità dei contenuti è molto varia ma io credo che anche il lavoro banale di un ragazzo di vent’anni vada ascoltato e gli debba essere data la possibilità di confrontarsi con il pubblico. Per me “indipendente” è sinonimo di passionale, questo è un festival per persone con una passione.
Spero anche che il Rom’Art Independent Festival possa far nascere delle collaborazioni tra le persone che vi partecipano. Sono convinto che possiamo crescere culturalmente solo se ci confrontiamo e senza spazi indipendenti questo, semplicemente, non è possibile.

Per ulteriori informazioni sul Sinergy Art Studio Café e sulle sue iniziative:
www.sinergyart.it

Conosci o gestisci uno spazio dedicato al cinema alternativo? Contatta Corriere Romano all'indirizzo spazialternativi@corriereromano.it per partecipare alla rubrica.

 

 
 

[26-01-2011]

 
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