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Omicidio al Prenestino

in azione commando del crimine

Un omicidio commesso da professionisti del crimine. Pochi dubbi, secondo gli inquirenti della questura, sulla matrice dell’esecuzione di Angelo Di Masi. Il 44enne di origine calabrese era stato freddato mercoledì all’alba in via Fumaroli a Tor Tre Teste con una scarica di colpi, due dei quali lo hanno centrato al volto.

Un agguato pianificato nei dettagli, che non ha lasciato praticamente tracce. Ad attirare Di Masi all’esterno di una sala giochi, alle 5 del mattino, sarebbe stato lo squillo da una scheda telefonica mai usata in precedenza. Una trappola mortale da parte di un vero e proprio commando di almeno tre persone. Secondo una prima ricostruzione, uno di loro potrebbe aver fatto da palo all’inizio della via, mentre altri due uomini armati lo uccidevano con pistole dello stesso calibro. Modalità che fanno pensare a un agguato di stampo malavitoso.

Già nelle scorse settimane un rapporto dell’Antimafia aveva parlato delle infiltrazioni sempre più profonde della n’drangheta nel territorio della Capitale, in particolare nella periferia est. I profitti della droga e delle estorsioni il tesoro su cui le famiglie della malavita calabrese stanno tentando di mettere le mani. Scenario nel quale sarebbe da leggere il movente dell’omicidio. In passato, infatti, anche un fratello dello stesso Di Masi era stato ucciso in Calabria nell’ambito delle faide tra “ndrine”. Conferme ne sarebbero i mille euro e i trenta grammi di cocaina ritrovati nelle tasche della vittima. L’uomo, ufficialmente disoccupato, sarebbe stato a contatto con ambienti criminali. Una mossa sbagliata lo avrebbe condannato alla spietata esecuzione.
 
 

[21-01-2011]

 
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