
È stato il giorno dell’arringa difensiva al processo per il delitto di via Poma in corso a Rebibbia. L’avvocato di Raniero Busco, Paolo Loria, ha ripercorso punto per punto l’impianto accusatorio che rischia di inchiodare l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni per
omicidio volontario aggravato. Una difesa che molto si è soffermata sull’orario in cui
fu commesso l'omicidio il 7 agosto del 1990: "è stato indicato tra le 17.50 e le 18.30, dunque Busco non poteva essere in via Poma” – ha detto Loria, ricordando che alle 19 l’imputato fu visto in una bar dei portici di Morena”. Quanto alle prove scientifiche, “le indagini sul dna sono inconcludenti - ha aggiunto la difesa -. La compatibilità del dna non ha alcuna valenza scientifica". Inoltre, la conservazione dei reperti per vent’anni potrebbe aver creato
contaminazioni e deterioramenti. Non provato anche il morso di Busco sul seno della ragazza. Infine il movente: si è parlato di una presunta gravidanza della Cesaroni o di una crisi sentimentale. Ma nulla sarebbe stato provato – secondo la difesa – nel corso del dibattimento. "Busco è nelle vostre mani. Ridategli la sua dignità, perché è innocente" ha chiuso l’avvocato Loria davanti alla III corte d'Assise. L’ultima udienza il
26 gennaio per le repliche e, a seguire, camera di consiglio e sentenza.