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Virtus, obiettivo giovani

Repesa: "costruire una squadra un processo difficile

Roma punta sui giovani, serve più disciplina e si deve puntare su un obiettivo comune, sono le parole dell'allenatore della Virtus, Jasmin Repesa intervenuto durante la conferenza "obiettivo giovani". Nell'incontro con i giornalisti il coach croato si è soffermato molto sull’importanza dell’organizzazione all’interno di una squadra e prima di tutto all’interno di una società. Ha più volte ribadito: “ Costruire una squadra è un processo difficile, bisogna fare un lavoro serio di scouting, e avere alle spalle una società senza nessuna crepa strutturale”, ha poi continuato “ bisogna trovare giocatori che preferiscano giocare per la squadra piuttosto che per se stessi, ci devono essere giocatori futuribili e giocatori di esperienza, devono tutti avere fame di vittorie”.

Si è poi lasciato scappare un piccolo commento “ In Italia c’è troppa euforia quando si vince, c’è troppo scoramento quando si perde, in Europa questo non succede, non è un atteggiamento positivo”. Il coach si concentra nuovamente sulla realizzazione di una squadra “ Serve disciplina e un obiettivo comune da raggiungere, a Roma la disciplina serve di più rispetto ai piccoli centri perché ci sono molte possibilità di divertimento, servono professionisti seri, bisogna dare al gruppo un regolamento interno affinché nessuno faccia la prima donna”. Repesa analizza, inoltre, la gestione del gruppo durante il periodo dei playoffs “ Nei playoffs conta solo la testa, senza quella non si può vincere, per questa ragione prima del primo incontro dei playoffs porto la squadra a fare un miniritiro con le famiglie al seguito per cementare ancora di più il gruppo e per creare un clima più sereno”. Jasko si sofferma anche sui singoli all’interno di un gruppo: “Ogni giocatore deve conoscere il suo ruolo all’interno di una squadra, tuttavia ogni giocatore ha bisogno di un determinato minutaggio per rendere qualcosa; Garri ad esempio è sempre stato abituato a giocare 25-30 minuti a partita, è normale che quando ne gioca 5 non rende. Ma questi sono problemi che attraverso uno scouting attento si potrebbero evitare. Bisogna scegliere bene i giocatori. Righetti al contrario può non giocare anche due partite di seguito per poi scendere in campo e dare il meglio”. Una battuta viene spesa anche sulle sue presunte dimissioni: “ Si, ci sono state le dimissioni. Ci sono state per due motivi: il primo riguarda l’atteggiamento che la squadra aveva tenuto in campo, solo per quello era giusto offrire le mie dimissioni alla società. Il secondo motivo riguarda le mie condizioni di salute, ho accumulato troppo stress, troppa tensione”.

Dopo Jasmin Repesa arriva il turno di Dejan Bodiroga che giunge per parlare durante la seconda parte della conferenza. Parla molto meno di Repesa, Dejan, ma quando lo fa non lascia mai nulla al caso: “Bisogna sapersi comportare quando si perde di 40 punti e quando si vince, non è comunque facile avere fair-play in campo”. Passa molto tempo a parlare del suo non-rapporto con la NBA: “L’NBA è l’obiettivo principale per ogni giocatore. Nel 1995 venni scelto dai Sacramento Kings, ma non mi sentivo all’altezza, volevo prima dimostrare di valere in Italia e in Europa. Nel 2002 dopo aver lasciato il Panathinaikos ricevetti offerte dai San Antonio Spurs e dagli Houston Rockets. Arrivò nel frattempo anche l’offerta del Barcelona che non aveva mai vinto l’Eurolega, e allora non seppi resistere. Alla fine non sono mai andato perché non sarei mai stato un protagonista vero, non sarei stato contento.” Lancia anche una stoccatina alla lega americana “Negli ultimi anni nella NBA si vede più spettacolo che gioco, tanti giocatori europei ci vanno solo per far presenza”. Di rito il commento su Bargnani “Andrea è un grande giocatore, se userà la testa diventerà un campione”. Poi si ritorna sull’argomento squadra e Dejan è convinto che “ In una squadra è fondamentale il sacrificio, bisogna prima mettersi a disposizione e poi conquistare sul campo la fiducia dei compagni, si deve lottare assieme, è solo grazie al gruppo che si possono superare le sconfitte”. Le ultime battute sono su Roma: “Sono contentissimo di essere qui, non ho avuto esitazioni quando mi ha chiamato Roma, voglio rimanere ancora in questa città. Solo in un’altra occasione sono stato così sicuro di una mia scelta, ed è stato quando mi chiamò il Barcellona”.

Sul discorso scudetto, coach e giocatore hanno preferito sorvolare, senza sbilanciarsi in dichiarazioni “sconvenienti”, tuttavia è facile capire che l’ambizione di entrambi di portare al successo Roma è forte, e che da adesso in poi tutti gli sforzi saranno concentrati per raggiungere il tricolore. Il prossimo banco di prova ci dirà se la Virtus potrà realmente dire la sua nella corsa al titolo, oppure se dovrà rimandare l’appuntamento con la storia di un anno ancora.

Marco De Leo

[22-03-2007]

 
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