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Protesta di fronte concessionaria Fiat viale Manzoni

modello Marchionne esteso anche a Cassino

Il nuovo modello di contratto che entrerà in vigore negli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori sarà esteso anche agli impianti di Melfi, in provincia di Potenza e Cassino, in provincia di Frosinone, nella nostra regione. Anche i lavoratori del Lazio quindi rientreranno nel piano Marchionne, “non c’è alternativa”, ha detto oggi l’amministratore delegato di Fiat.

Nello stabilimento di Cassino, che oggi conta circa 4.000 dipendenti, i lavoratori sono preoccupati, già 400 persone che sono vicine alla pensione potrebbero andare in mobilità con scelta volontaria. Per denunciare i timori dei lavoratori di Cassino questa mattina una delegazione di Sinistra Ecologia Libertà ha organizzato un’improvvisa manifestazione di protesta di fronte allo storico concessionario Fiat di viale Manzoni.

"Di fronte alla scelta che noi simbolicamente proponiamo a Marchionne - ha spiegato Gianluca Peciola, consigliere provinciale Sinistra Ecologia e Libertà - temiamo che non sarà fatta quella giusta. In Italia c'è un confronto che ha a che fare con la nostra civiltà: o questa regge sullo stato di diritto e sulla Costituzione o torniamo indietro". Il consigliere regionale di SEL Luigi Nieri ha poi aggiunto: "abbiamo consegnato due modelli che hanno attraversato la storia di questo Paese e ci sembra che oggi da parte della Fiat ci sia l'idea di ritornare a una gestione autoritaria della fabbrica. Noi siamo dalla parte di un Paese che è progredito e che si è rilanciato attraverso la democrazia e stiamo con quei lavoratori che, nonostante quel referendum impostato sul ricatto, hanno detto di no per far prevalere i loro diritti".

I manifestanti hanno poi consegnato simbolicamente alla Fiat due documenti: l’art1 della Costituzione che sancisce l’identità repubblicana fondata sul lavoro e una legge fascista che proibì il diritto di sciopero.

"Sono molte le cose che cambiano -spiega Giancarlo Torricelli coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà di Roma- a cominciare dalla riduzione delle pause che significa un aumento delle condizioni di sfruttamento nei luoghi di lavoro. Soprattutto per chi è nelle catene di montaggio c'è quindi un peggioramento delle condizioni di lavoro. Poi dal punto di vista dei diritti generali attraverso la cosidetta clausola di responsabilità si introduce per coloro che non rispetteranno l'accordo -continua Giancarlo Torricelli- il rischio del licenziamento in caso di sciopero. Quindi in maniera indiretta si introduce il divieto di sciopero per quei lavoratori".

[18-01-2011]

 
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