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Il pallonaro Lazio
 
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Kozak é ossigeno, la Lazio riprende fiato

Contro la Sampdoria il gigante ceco decide, quasi allo scadere, una partita non bella e destinata al pareggio.

La Lazio torna alla vittoria contro la Sampdoria e ha un paio di buoni motivi per guardare al futuro con rinnovata fiducia. Le belle notizie non vengono certo dal gioco o da una forma fisica miracolosamente ritrovata, ma soprattutto dai famosi e tanto chiacchierati rincalzi, le cosiddette seconde linee, la panchina dalla quale Reja attinge solo se costretto da infortuni e squalifiche. Diakité e Scaloni hanno fornito una prova convincente fatta di grinta pura, di entrate al limite e di scontri proibiti: quel pizzico di cattiveria che da troppo tempo mancava a una Lazio diventata esageratamente aristocratica per sperare di venire a capo di partite difficili e spigolose come quella di oggi. Partite che si sbloccano con l'invenzione del singolo. E se questo singolo, per l'ennesima volta, risponde al nome di Libor Kozak, allora vuol dire che non siamo più di fronte a una sorpresa, ma a una bellissima realtà, a un gioiellino da tenere fino a Giugno e possibilmente blindare per gli anni a venire.

LA PARTITA - La Lazio inizia dove aveva finito col Lecce: lenta, sulla difensiva, senza molte idee e con difficoltà enormi di manovra. La Samp, in emergenza difensiva, prende il comando delle operazioni e si fa vedere subito con Pazzini. Al 6', timidamente, Floccari prova a impensierire Curci. Ma i padroni di casa entrano raramente in area di rigore e ci provano solo da fuori con Hernanes al 17', poi con Ledesma al 24' e infine ancora col brasiliano su punizione al 39'. Al 44' un'incursione di Lichtsteiner é rallentata da un fallo di mano di Ziegler che Rizzoli non ravvisa, lo svizzero non trova comunque nessuno al centro pronto per il tap-in.
Dopo aver buttato l'ennesimo primo tempo, i biancocelesti rientrano in campo e tengono botta, anche perché di fronte hanno una Sampdoria che tanto meglio tutto sommato non sta. Al 50', tuttavia, la solita amnesia in zona centrale lascia via libera a Pazzini che incredibilmente spara alto un pallone invitante di fronte a Muslera. La risposta della Lazio arriva addirittura un quarto d'ora dopo, quando Zarate si libera di un paio di avversari e lascia partire un sinistro che sibila vicinissimo al palo di Curci. Inizia così la fase decisiva del match che però rimane noioso, con troppi errori e poche, anzi pochissime occasioni da goal. La Sampdoria si accontenta del pari e Reja, per l'ultimo quarto d'ora, si gioca la carta Kozak in sostituzione di Floccari, rimpiazzando contemporaneamente l'acciaccato Brocchi con Gonzalez. Passano appena cinque minuti e il giovane ceco apre in due la partita: punizione di Ledesma dalla destra e incornata potente addosso a Curci che non trattiene e vede la palla rotolare in rete. Esplode l'entusiasmo rabbioso dei tifosi laziali che sanno però che dovranno ancora soffrire prima dell'urlo di gioia liberatorio. E sono infatti minuti finali di battaglia vera, con lo strapotere fisico di Diakité che diventa a tratti imbarazzante: il colored laziale vola a respingere qualsiasi pallone si avvicini all'area di rigore e annulla definitivamente lo spauracchio Pazzini. Anche Kozak si sacrifica in fase difensiva e dopo tre minuti di recupero il fischio finale di Rizzoli gli consegna l'ennesima partita da protagonista coronata da un altro goal pesantissimo.

Una vittoria che fa morale anche se non risolve i problemi di una squadra ancora lontana parente di quella di inizio stagione. In attesa di ritrovare quella lucidità fisica necessaria per interpretare al meglio un modulo dispendioso per calciatori offensivi come Hernanes, Floccari, Mauri, chiamati a un movimento continuo che al momento non sono in grado di produrre, é forse arrivato il momento di trovare una soluzione tattica diversa. Quei giocatori che hanno pochi minuti nelle gambe, come Scaloni e Kozak, forse non forniranno un apporto qualitativo pari a quello offerto dei titolari, ma rappresentano in compenso varianti di difficile lettura per gli allenatori avversari. Se la Lazio fa il suo gioco sottoritmo diventa prevedibile, quindi tanto vale fare un gioco diverso ma aumentare i ritmi con uomini freschi e pronti a sacrificarsi. I nuovi innesti (pare vicinissimo Sculli) e una condizione fisica che può solo migliorare, dovrebbero fare il resto. Mercoledì, però, é già tempo di derby, stavolta per il passaggio del turno in Coppa Italia, e non c'è tempo per riflettere più di tanto. Siamo al primo crocevia della stagione: sta alla Lazio imboccare la strada giusta.

Valerio Lazzari





LAZIO - SAMPDORIA  1-0

LAZIO (4-3-1-2): Muslera; Lichtsteiner, Diakité, Dias, Scaloni; Brocchi (77’ Gonzalez), Ledesma, Hernanes (90’ Foggia); Mauri; Floccari (77’ Kozak), Zarate.
A disp.: Berni, Stendardo, Cavanda, Bresciano.

SAMPDORIA (4-4-2): Curci; Dessena, Volta, Accardi, Ziegler; Koman, Palombo, Fissone (67’ Poli), Guberti (76’ Mannini); Pozzi (71’ Macheda), Pazzini.
A disp.: Da Costa, Lamorte, Cacciatore, Fornaroli.




Arbitro: Rizzoli di Bologna (Passeri, Tonolini; Russo)
Marcatore: 84’ Kozak
Ammoniti: Lichtsteiner, Kozak (L); Dessena, Pazzini, Accardi (S)
Recuperi: 1’ pt; 3’ st
Spettatori: 21.000 circa (Ospiti: 250)

[16-01-2011]

 
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