di Svevo MoltrasioIn una notte qualsiasi tra i villini e i grattacieli di Los Angeles improvvisamente scendono dal cielo strane luci blu. Non è che il preludio di un terribile attacco alieno. Giovani e disincatati americani dovranno dannarsi per sopravvivere.
I fratelli
Greg e
Colin Strause sono tra gli artefici degli effetti speciali di film come TITANIC o AVATAR e ora, per la seconda volta dopo il trascurabile ALIEN vs. PREDATOR 2, passano dietro la macchina da presa. Il nuovo film, realizzato con produzione indipendente, è stato pesantemente criticato in patria e il pubblico se ne è tenuto lontano.
La pellicola è un nuovo esempio di fantascienza visivamente elaborata pur se prodotta a low budget, miracolo delle tecnologie sempre più sofisticate e meno dispendiose. I registi partono da un canovaccio risaputo – l’invasione aliena – senza perdersi in preamboli, cercando lo spettacolo puro che sfrutta elementi collaudati – la caccia all’umano, i nascondigli tra corridoi e stanze -. Gli effetti speciali, considerando i costi, sono ottimi ma il resto fa acqua da tutte la parti.
Proprio visivamente gli autori danno prova di una fantasia limitatissima e gli stereotipi si rivelano in breve tempo ricicli, ma ancor peggio riescono a fare dal punto di vista narrativo con un susseguirsi ripetuto delle stesse situazioni che si fanno inevitabilmente sempre meno interessanti. Le due uniche idee se le giocano all’inizio e alla fine – tra l’altro cercando di dare il via ad un sequel con una svolta dal sapore demenziale -. Modesto il cast.