di Alessio PalmaLa storia di TRON LEGACY prende il via a vent’anni dalla scomparsa dal mondo reale di Kevin Flynn, proprietario della società Encom e imprigionato nell’universo di Tron, sulle cui tracce si mette alla ricerca il figlio Sam.
Aggiornamento e seguito con iniezioni di 3D del TRON originale di
Steven Lisberger risalente al 1982. L’originale era un film per i tempi innovativo che dava forma sul grande schermo allle innovazioni computeristiche dell’epoca (come i più o meno coevi WARGAMES e il bellissimo, e dimenticato, BRAINSTORM-GENERAZIONE ELETTRONICA di
Douglas Trumbull).
Non si sentiva il bisogno di questo sequel. Al di là del buon impatto spettacolare di alcune scene d’azione in tre dimensioni, il nuovo TRON è un’esperienza sfiancante anche per il più volenteroso degli spettatori. Il film punta tutto su un impianto scenografico cupissimo e monocromatico, alla lunga stancante e comunque mai innovativo (niente che non si sia visto dai tempi de IL CORVO). Le performance attoriali sono sotto il livello di guardia, con un
Jeff Bridges ingessatissimo e un
Garrett Hedlund, nella parte di suo figlio, che è forse il protagonista più inespressivo visto sullo schermo negli ultimi anni, mentre su
Michael Sheen nella parte del villain stendiamo un pietoso velo.
La sceneggiatura soffre di salti e combinazioni forzose e neanche i
Daft Punk in colonna sonora sembrano ispirati. TRON LEGACY è un film nato vecchio, che dimostra quanto ci sia da lavorare sulle più elementari regole narrative spesso trascurate in favore delle mirabilia del 3D (peraltro non tutto il film è in tre dimensioni) per ottenere un prodotto soddisfacente. E che difficilmente potrà fondare un nuovo immaginario o anche solo farsi ricordare con simpatia come il suo predecessore.