Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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Prosegue il viaggio negli ''spazi alternativi'' dedicati al cinema

Cineclub Detour di via Urbana, Rione Monti

Di Flavia D'Angelo

Prosegue il viaggio di Corriere Romano negli spazi della nostra città dedicati al mondo del cinema. Spazi “alternativi” perché gestiti senza l’obiettivo esclusivo del rendimento economico e con una proposta di eventi improntata al dialogo e non alla sola distrazione.
Dopo l’incontro con Alessandro della libreria Altroquando, siamo andati a trovare Sergio Ponzio e Giuseppe Cacace del Detour, cineclub che ha saputo integrarsi con il Rione Monti fino a diventarne una storica realtà.

La crisi economica, i cambiamenti culturali e la trasformazione del quartiere degli ultimi anni hanno inciso sull’attività del cineclub, che ha trasferito la sede e cercato nuove collaborazioni nel campo artistico e sociale.
Senza arrendersi alle difficoltà del momento il Detour ha saputo rinnovarsi restando fedele al suo progetto: portare in sala tutto il cinema, da Kieslowski a “La notte dei pomodori assassini”.

Dopo dodici anni di attività, l’anno scorso il Cineclub Detour si è dovuto trasferire in una nuova sede: cosa è successo?

Sergio Ponzio: Da un anno e mezzo circa ci siamo trasferiti in un nuovo spazio - sempre in via Urbana - ma non per nostra scelta. Nonostante contassimo sul rinnovo del contratto di affitto il proprietario ha preferito affittare al locale commerciale adiacente, che desiderava ampliarsi. Abbiamo avuto solo sei mesi per cercare un nuovo spazio ed evitare la chiusura: è stato un brutto periodo e siamo stati abbastanza disperati per un po’ di tempo.
I prezzi degli affitti al Centro sono troppo alti per un’attività come il Detour, che non ha un fine economico. Non si tratta di un problema solo nostro: è un intero quartiere che sta cambiando. Quando si è capito che questa zona aveva delle potenzialità, ha cominciato a riempirsi di locali molto diversi dal nostro: hanno aperto vari “aperitifici” ma quasi nessuno spazio culturale.
Quando abbiamo aperto, nel 1997, via Urbana era al centro di un rione popolare, la strada era animata da storiche botteghe artigiane e da un altrettanto storica prostituzione: credo che il Detour sia stato la prima attività della via diversa da quelle citate …

Qual era la situazione dei cineclub romani nel 1997?

Giuseppe Cacace: Quando abbiamo aperto a Roma non c’erano realtà analoghe alla nostra a parte il Grauco e l’Azzurro Scipioni, due luoghi che abbiamo frequentato ma da cui ci siamo differenziati non solo per motivi anagrafici – all’epoca il più grande di noi aveva venticinque anni – ma  anche perché il cinema che volevamo programmare era il cinema di genere, il vero cinema indipendente, quello fatto con due lire e tante idee.
Pur non disdegnando i classici “da cineclub” abbiamo guardato da subito alle cinematografie “lontane”, quelle che sarebbero state “scoperte” assai più tardi: indimenticabile una lettera di risposta dell’allora Assessorato alla Cultura di Roma che respingeva una nostra proposta di retrospettiva su Hayao Miyazaki ritenendo l’iniziativa “priva di valore culturale”.

Conoscete qualche cineclub che ha dovuto chiudere negli ultimi anni?

SP: Me ne viene in mente più d’uno. L’ultimo in ordine di tempo, prima dell’Estate, è stato proprio il mitico Grauco. Qualche anno fa ha chiuso anche il Labirinto, in Prati.
Noi siamo riusciti a trovare uno spazio, all’interno di una bottega del commercio equo e solidale che aveva problemi speculari ai nostri: un canone di affitto alto e un locale sovradimensionato. Oggi si dice “creare sinergie”, noi preferiamo dire che abbiamo fatto di necessità virtù.

Perché gestire oggi uno spazio come il Detour?

SP: Negli ultimi anni abbiamo assistito al moltiplicarsi di spazi virtuali dedicati al mondo del cinema e contemporaneamente allo spopolamento delle realtà alternative fisicamente esistenti. Senza dare un giudizio negativo del web, che offre moltissime possibilità ai “mondi alternativi”, il cineclub permette un momento di socializzazione diverso.
Il nostro pubblico è molto eterogeneo: ci sono studenti universitari ma anche coppie di una certa età che cercano uno spazio accogliente e a suo modo “familiare”. Tutte persone che non frequenterebbero mai un multiplex perché si sentirebbero fuori posto.
Al Detour passano molte persone che non avrebbero un altro posto dove passare la serata facendo anche due chiacchiere. A volte ho perfino il sospetto che passino per tirare su di morale noi che il cineclub lo gestiamo …

Spesso si pensa ai cineclub come dei luoghi d’èlite …

SP: Diventare auto-referenziali è uno dei rischi che si corre nel gestire un cineclub. Quando abbiamo aperto eravamo circa quindici ragazzi, studenti di cinema ma con gusti molto diversi. Questa è stata la nostra fortuna: fin dall’inizio abbiamo proposto una programmazione trasversale, da Kieslowski a “La notte dei pomodori assassini”.
Questa non è una caratteristica solo del Detour, ma ai tempi in cui abbiamo iniziato – tempi “pre-Tarantiniani” oserei dire - non era così scontato. Nel nostro ambito abbiamo cercato di rifiutare le etichette di spazio d’élite, cercando di accogliere sempre il pubblico con un sorriso e la disponibilità a scambiare due parole con tutti.
Proviamo a metterci sempre in discussione per quanto riguarda la programmazione e ci alimentiamo anche della creatività altrui: chiunque abbia un’idea da proporci o tempo ed energie per darci una mano è ben accetto.

Che tipo di iniziative state seguendo al momento?

GC: Abbiamo avviato dei laboratori che usano il mondo dell’audiovisivo per favorire l’interazione dei giovani diversamente abili.
La posizione nel Rione Monti – scelta inizialmente casuale per la sede del Detour – ha favorito questo tipo di attività: il rione è un’ isola protetta dal caos delle grandi strade del Centro e al tempo stesso ben collegata, in cui i ragazzi possono circolare con maggiore libertà rispetto ad altre zone della Capitale.
Il nostro progetto più recente è un laboratorio di cinema con un gruppo di ragazzi affetti dalla Sindrome di Asperger, una  forma di autismo che rende particolarmente difficile la socializzazione. Oggi quegli stessi ragazzi, che all'inizio a stento si rivolgevano la parola, si incontrano per bere una cosa insieme prima di raggiungere  il Detour dove gestiscono, in totale autonomia, un ciclo di proiezioni aperte al pubblico.

Esiste un circuito dei cineclub romani?

SP: Tempo fa organizzammo una riunione con alcuni cineclub di Roma interessati alla creazione di un network. Volevamo organizzare un sistema comune di comunicazione delle iniziative e provare a far girare la programmazione tra i cineclub.
Il progetto a Roma non è mai partito, ma un’iniziativa simile è in atto a livello europeo. A Febbraio siamo stati invitati al Festival internazionale del cinema di Rotterdam per “Kino climates”, un incontro con altre realtà cinematografiche indipendenti da tutta Europa, sale d’essai, cineclub, archivi e collettivi di filmakers.
Stiamo lavorando alla creazione di un network che raduni gli spazi e i prodotti oggi, per motivi diversi, esclusi dal mercato. Certo, a parte una piccola realtà editoriale napoletana, noi eravamo gli unici italiani presenti
In Italia attualmente l’associazionismo è privo di qualsiasi sostegno da parte delle istituzioni, non esistono sponsor privati per realtà piccole o piccolissime come la nostra, quindi bisogna imparare a cavarsela da soli, non smettendo mai di cercare nuove strade.

Sito del Cineclub Detour
www.cinedetour.it

Conosci o gestisci uno spazio dedicato al cinema alternativo? Contatta Corriere Romano all'indirizzo spazialternativi@corriereromano.it per partecipare alla rubrica.


 
 

[23-12-2010]

 
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