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L'altra faccia dello schiaccianoci

All’Auditorium Conciliazione una versione moderna del balletto di Cajkoswkij

Si festeggiano,dal 3 al 6 gennaio, nella splendida cornice dell’Auditorium Conciliazione a Roma, con “Lo Schiaccianoci” e la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche nel ruolo di Schiaccianoci/Fata Confetto, i 50 anni di attività di danza del Balletto di Roma.

Una compagnia ricca di storia fatta di passione e amore per la danza che i suoi fondatori Franca Bartolomei e Walter Zappolini hanno saputo tramandare a centinaia di ballerini i quali, formatisi sotto la loro guida, hanno iniziato la carriera artistica all'interno del Balletto di Roma per poi, spesso, proseguire autonomamente raccogliendo felicissimi successi in ogni parte del mondo.

Oggi questa storia fatta di stile e tradizione (nonché di innovazione e coraggiosa sperimentazione anche all’interno della tradizione stessa) porta ogni anno a teatro migliaia di spettatori che con attenzione ed entusiasmo seguono le diverse produzioni messe in scena dalla compagnia

Per dare rilievo a questo ineguagliabile primato e per offrire ad un maggior numero di spettatori la possibilità di assistere e condividere l'evento del 2011, si è pensato al magnifico spazio dell'Auditorium Conciliazione dove sono previste ben quattro repliche di uno dei maggiori successi portati in scena negli ultimi anni dal Balletto di Roma, “Lo Schiaccianoci”, una produzione originale che pur mantenendo rigorosamente la partitura musicale di Cajkovskij è stato rielaborato drammaturgicamente da Riccardo Reim per la coreografia di Mario Piazza, scene e costumi di Giuseppina Maurizi e con la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche.

Lo spettacolo ha riportato un clamoroso successo di critica e di pubblico divenendo, nel giro di pochi anni, un vero e proprio “cult” regolarmente riproposto e riapplaudito entusiasticamente dagli spettatori.

“Lo Schiaccianoci” è divenuto, in un tempo relativamente breve (in Italia debutta nel 1938) un balletto popolarissimo, spesso usato (e abusato) come una sorta di “strenna natalizia”, una specie di fiaba gioiosa dedicata all’infanzia. In realtà, è semmai dedicato, vrrebbe da dire, alla tragedia dell’infanzia ovvero al doloroso e traumatico atto del crescere, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze, al superamento di quella “linea d’ombra” che segna il passaggio verso le tortuosità dell’adolescenza.

Adottando l’andamento e gli espedienti del thriller e coniugandoli con il linguaggio della danza contemporanea, “Lo Schiaccianoci”, con la sua dilatazione mostruosa della dimensione domestica, le sue mini-battaglie, la violenza e l’orrore sottesi in tutta la narrazione, si presta a farsi specchio fedele delle generazioni odierne, precocemente private dell’infanzia (e quindi del diritto all’innocenza) dall’informazione ossessiva dei media, che hanno ormai trasformato la guerra e ogni altra violenza in “spettacolo” da guardare con distratta indifferenza in qualsiasi momento della giornata.

Spettacolo di ammaliante confezione visiva, fantasiosi costumi moderni, sfavillio di luci colorate e scenografie di segno barocco. Sulla scena una versione moderna del celebre balletto di Čajkovskij dedicata alla dimensione magica dell’infanzia, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze: la nuova elaborazione drammaturgica del libretto firmata Reim è dunque una fiaba emblematica del ventunesimo secolo.






All’Auditorium Conciliazione una versione moderna del balletto di Cajkoswkij firmata da Riccardo Reim con Andrè De La Roche

L’ALTRA FACCIA DELLO SCHIACCIANOCI

 

Si festeggiano,dal 3 al 6 gennaio, nella splendida cornice dell’Auditorium Conciliazione a Roma, con “Lo Schiaccianoci” e la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche nel ruolo di Schiaccianoci/Fata Confetto, i 50 anni di attività di danza del Balletto di Roma. Una compagnia ricca di storia fatta di passione e amore per la danza che i suoi fondatori Franca Bartolomei e Walter Zappolini hanno saputo tramandare a centinaia di ballerini i quali, formatisi sotto la loro guida, hanno iniziato la carriera artistica all'interno del Balletto di Roma per poi, spesso, proseguire autonomamente raccogliendo felicissimi successi in ogni parte del mondo. Oggi questa storia fatta di stile e tradizione (nonché di innovazione e coraggiosa sperimentazione anche all’interno della tradizione stessa) porta ogni anno a teatro migliaia di spettatori che con attenzione ed entusiasmo seguono le diverse produzioni messe in scena dalla compagnia

Per dare rilievo a questo ineguagliabile primato e per offrire ad un maggior numero di spettatori la possibilità di assistere e condividere l'evento del 2011, si è pensato al magnifico spazio dell'Auditorium Conciliazione dove sono previste ben quattro repliche di uno dei maggiori successi portati in scena negli ultimi anni dal Balletto di Roma, “Lo Schiaccianoci”, una produzione originale che pur mantenendo rigorosamente la partitura musicale di Cajkovskij è stato rielaborato drammaturgicamente da Riccardo Reim per la coreografia di Mario Piazza, scene e costumi di Giuseppina Maurizi e con la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche.

Lo spettacolo ha riportato un clamoroso successo di critica e di pubblico divenendo, nel giro di pochi anni, un vero e proprio “cult” regolarmente riproposto e riapplaudito entusiasticamente dagli spettatori.

“Lo Schiaccianoci” è divenuto, in un tempo relativamente breve (in Italia debutta nel 1938) un balletto popolarissimo, spesso usato (e abusato) come una sorta di “strenna natalizia”, una specie di fiaba gioiosa dedicata all’infanzia. In realtà, è semmai dedicato, verrebbe da dire, alla tragedia dell’infanzia ovvero al doloroso e traumatico atto del crescere, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze, al superamento di quella “linea d’ombra” che segna il passaggio verso le tortuosità dell’adolescenza. Adottando l’andamento e gli espedienti del thriller e coniugandoli con il linguaggio della danza contemporanea, “Lo Schiaccianoci”, con la sua dilatazione mostruosa della dimensione domestica, le sue mini-battaglie, la violenza e l’orrore sottesi in tutta la narrazione, si presta a farsi specchio fedele delle generazioni odierne, precocemente private dell’infanzia (e quindi del diritto all’innocenza) dall’informazione ossessiva dei media, che hanno ormai trasformato la guerra e ogni altra violenza in “spettacolo” da guardare con distratta indifferenza in qualsiasi momento della giornata.

Spettacolo di ammaliante confezione visiva, fantasiosi costumi moderni, sfavillio di luci colorate e scenografie di segno barocco.

Sulla scena una versione moderna del celebre balletto di Čajkovskij dedicata alla dimensione magica dell’infanzia, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze: la nuova elaborazione drammaturgica del libretto firmata Reim è dunque una fiaba emblematica del ventunesimo secolo.

[22-12-2010]

 
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