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Delitto di via Poma

requisitoria al processo

Quattro ore per ricostruire il delitto di via Poma. Con il supporto di slide e grafici il pubblico ministero Ilaria Calò ieri ha spiegato perché, secondo lei, quel 7 agosto del 1990 fu l’allora fidanzato a uccidere Simonetta Cesaroni.

18 capitoli di requisitoria per dimostrare che fu lui a entrare in quell’ufficio dove la ragazza lavorava e massacrarla a coltellate. Secondo la procuraBusco non avrebbe mai avuto un alibi credibile, avrebbe più volte mentito e cercato di depistare le indagini.

Al centro dell’accusa il rapporto tra Raniero e Simonetta raccontato dalle lettere diario della ragazza dove lei confidava il suo senso di solitudine in una relazione dalla quale Busco avrebbe cercato solo sesso. L’uomo quel giorno sarebbe arrivato in via Poma verso le 17, il morso dato al seno di Simonetta avrebbe scatenato la furia omicida. A conferma di tali sospetti la testiominanaza della portiera Giuseppa De Luc che disse di aver visto un giovane biondo uscire dal palazzo verso le 18 con un pacchetto in mano.

Il pm ieri avrebbe voluto concludere la requisitoria con la richiesta della condanna. Il presidente della corte d’assise Evelina Canale ha però deciso di rinviare il tutto al 7 gennaio. A quella data potrebbe arrivare la richiesta a 24 anni di reclusione se non addirittura all’ergastolo. Si dicono sereni i legali di busco: “non c’è riscontro effettivo se non l’interpretazione di prove testimoniali”. La partita è rimandata all’anno nuovo.
 
 

[22-12-2010]

 
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