di Clelia VerdeMegamind è il più sfigato tra i supercattivi al mondo. In mille modi ha provato a conquistare Metro City ed ha sempre fallito soccombendo costantemente a “Metro Man”, l’invincibile paladino dei buoni sentimenti. In maniera del tutto inattesa scoprirà il punto debole della sua nemesi ed avrà la meglio su di lui, impadronendosi della città ma cadendo ben presto in uno stato di noia e di insoddisfazione.
Il lavoro d’animazione tridimensionale della
DreamWorks Animation per il prossimo Natale è un divertente cartoon con supereroi che vanta un cast tecnico e artistico di grande spessore (basti pensare al produttore esecutivo
Ben Stiller) ed un’animazione assolutamente impeccabile.
Megamind è un omino blu con grandi occhi verdi e una testa sproporzionata rispetto al corpo. Nel suo viaggio si trasformerà di continuo e sarà il direttore del carcere dove è rinchiuso, un bibliotecario triste e monotono o un padrino dello spazio che parla in siciliano ma manterrà costante nei grossi occhioni verdi la dolcezza di chi si trova a giocare il ruolo del cattivo senza esserlo nell’intimo.
La pellicola, che si fa beffa dei cliché di genere, porta al cinema i grossi temi della nostra esistenza come il diritto all’autodeterminazione dell’individuo o l’horror vacui con un tono piacevole e leggero ma mai banale. La sceneggiatura è scritta a quattro mani da
Alan J. Schoolcraft e
Brent Simons, con la collaborazione dei fratelli
Coen. Essa riesce, pur nella sua semplicità, a contenere personaggi che si evolvono di continuo, con tutto il bagaglio delle loro ambiguità, nell’eterna lotta fra il bene e il male. Le scene sono costruite su idee solide, i dialoghi brillanti ed alcune battute memorabili anche se con qualche caduta di ritmo. Azzeccatissima anche la colonna sonora, che soffre forse un po’ dello stereotipo cattivo = heavy metal, buono = pop.