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Quell'asino e quel bue

Torna all’Aventino dal 14 al 18 dicembre il Teatro di Natale per la regia di Marcello Amici

Torna all’Aventino dal 14 al 18 dicembre il Teatro di Natale con la messa in scena di “Quell’asino e quel bue”, per la regia di Marcello Amici, con  Marco Vincenzetti, Anna Varlese, Antonella Alfieri,
Carmen Bitter, Michela Grimaldi, Luca Ferrini, Umberto Quadraroli, Maria Dovetti, Giorgia Serrao, Giulia Adami, Simone Destriero, Carlo Bari e lo stesso Amici.

“Si tratta di un componimento che attraversa le Sacre Scritture e le pagine più intense della Poesia e del Teatro per arrivare alla sera della Vigilia – spiega Marcello Amici – E’ un viaggio pensato per ricostruire i ricordi, le paure e i sogni dell’uomo. Nei giorni vicini alla neve è bello essere come i bambini che prima fanno il gioco, ci credono e lo vivono come vero”.

È un mistero per scomporre le aspirazioni dell’uomo, le sue assenze, le sue fatiche, le sue ricerche, le sue aspirazioni al trascendente, le sue incursioni nei territori malfidi della scienza e le sue interpretazioni del sociale. È un concerto per persone e personaggi.

Lo spettacolo è costruito con la poesia di tanti poeti, da Pascoli a Gozzano, da Quasimodo a Pasternak, da Manzoni a Ungaretti, a Blok, a Lorca, a D’Annunzio, con la solennità delle Sacre Scritture, del Corano, con la teatralità di certe laudi romane del XV secolo e con le pagine immortali della commedia e della musica. Pensare, nella sera della Vigilia, al teatro come a un luogo da cui si può ancora contemplare la vita da una distanza giusta, da un posto protetto tutto nostro, dove ancora è possibile una riflessione senza angosce, mentre la neve fiocca, fiocca, fiocca e una zana dondola pian piano.

Fuori è notte. È la Vigilia di Natale. Inizia così, dal cielo in su, “Quell’asino e quel bue”, la recita a soggetto, una commedia dell’arte, per la grande notte di Betlemme. La messinscena sale sulle colline di cartone del presepio e da lì gli attori guardano le contrade della terra illuminate da strane comete e popolate da gente triste. Il teatro prende in prestito quelle colline per intervenire in una delle stagioni più capricciose e incerte della storia dell’uomo, perché la stella cometa abbia i colori del sogno e della poesia. Da una parte i passi antichi della Notte Santa, dall’altra Maria e Giuseppe che arrivano a Betlemme per il censimento di Augusto. Cercano un alloggio, ma per loro non c’è posto all’albergo. Gli attori si compongono: i profeti, i saggi, i contrari, i favorevoli, i filosofi e si ricompongono con accenni intensi di quello che accadrà nel pomeriggio di un Venerdì Santo. È una messinscena costruita tra letteratura e palcoscenico: il teatro è il solo posto dove si può ancora giocare a fare sul serio, dove le persone possono riempire gli spazi di personaggi, di pensieri, di musica, di significati e di simboli.

È teatro per il Natale del 2010.

La ricerca musicale e la scenografia sono di Marcello de Lu Vrau, i costumi di Natalia Ariani, l’immagine pittorica di Alessandra Placucci e le sculture in legno di Padre Bruno Masetto.

Per ulteriori informazioni: 06.6620982.

L’ingresso è libero.

[14-12-2010]

 
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