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Pd in piazza, San Giovanni gremita

bilanci e progetti per il futuro tra rabbia e speranza

di Simone Chiaramonte

A Roma il Partito democratico è sceso in piazza per criticare aspramente il "sedicennio berlusconiano", lanciare un nuovo progetto governativo e per ritrovare il suo leader. A pochi giorno dal voto sulla mozione di sfiducia, un doppio corteo ha sfilato per le strade della Capitale: da piazza della Repubblica è partito quello condotto da Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema e, tra gli altri, da Enrico Letta, Dario Franceschini, Piero Fassino, Franco Marini. Alla testa del corteo riunitosi ad Ostiense invece Walter Veltroni con Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Paolo Gentiloni, Nicola La Torre. A Roma sono giunti 18 treni speciali, 1500 pullman e due navi.

Grande accoglienza per il segretario del Pd - "Piano che il segretario ci serve": così, scherzando, alcuni militanti hanno cercato di alleggerire la ressa creatasi intorno al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, quando è arrivato alla testa del corteo che da piazza della Repubblica ha raggiunto piazza San Giovanni. Bersani con l'immancabile mezzo sigaro in bocca è stato accolto da applausi e incitamenti. "Guardate quanti giovani, questa è l'Italia di domani", ha commentato soddisfatto il leader del Pd.  Un messaggio di speranza viene colto anche nell'altra piazza: "Questa manifestazione è la testimonianza del fatto che l'opinione pubblica più avveduta è consapevole sa che questo è un passaggio molto difficile, pessimo, drammatico della vita nazionale". Lo ha detto l'ex segretario del Pd e sindaco di Roma, Walter Veltroni, alla partenza del corteo da piazzale dei Partigiani. "In un mondo di voti che si comprano e si vendono, conclusione tragica e grottesca di una stagione parlamentare, qui invece c'è un messaggio di speranza positivo". Un'unità ritrovata sancita anche dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti: "Questa piazza dimostra che c'è un popolo immenso che ci chiede che le tante forze del Pd siano unite, perché così diventano una forza immensa. Dunque no ai protagonisti. Sì al protagonismo del Paese".

Gli slogan e gli artisti - È stato Silvio Berlusconi il bersaglio preferito degli slogan, degli striscioni e delle vignette. Su un cartello si leggeva "Arcore, har(d)core", mentre su un altro portato al collo di una signora, il personaggio dei fumetti Mafalda esclamava: "Silvio, sono minorenne, chiamami". E poi ancora "Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio aperto, sudditi e complici del Nano", "i livornesi ad Arcore non ci vanno", chiaro riferimento all' incontro tra Renzi e Berlusconi nella villa privata di quest'ultimo, ma anche un disegno dello stivale d'Italia che tira un calcio al premier accompagnato dalla scritta "ci consenta".   Ad esibirsi  a piazza San Giovanni diversi cantanti e gruppi musicali. Non era prevista nella scaletta dei cantanti ma è arrivata a sorpresa sul palco della manifestazione Fiorella Mannoia, che si è unita a Roy Paci e si è messa a cantare la cover di Manu Chao 'Clandestino'. Poi è stata la volta di Nina Zilli, Simone Cristicchi e Neffa, che con il pezzo "Cambierà" ha lanciato il discorso del segretario del Pd.

"L’Italia e noi: un futuro da afferrare assieme" - Il discorso di Pier Luigi Bersani è durato circa un'ora (leggi la versione integrale): il leader, scegliendo parole di grande intensità, ha spaziato dal passato al presente dell'Italia ed ha lanciato un progetto per il futuro del Paese. "Ormai sedici anni fa, dopo la caduta del muro e dopo tangentopoli, Berlusconi si affacciò nel vuoto e nel discredito della politica e propose una persona e un modello. Una scorciatoia personalistica contro l’inefficienza del sistema. Si scagliò contro il Palazzo e se ne fece uno tutto suo, e con le porte piuttosto girevoli. Accumulò potere politico, economico, mediatico; utilizzò le spinte antisistema della Lega fino ad occupare l’ultimo decennio ed il primo del nuovo millennio: dopo sedici anni e quattro governi Berlusconi, possiamo tirare qualche somma: il bilancio è un disastro".

Poi un messaggio per il futuro, ripartendo dal sogno europeo: "Il grande sogno europeo deve riprendere il suo cammino. L’Italia deve tornare protagonista di questo sogno cominciando concretamente da oggi e cioè da questa grande crisi, perché l’Europa non può ridursi a essere quella che mette la pezza il giorno dopo". Ed un messaggio ad effetto, per discostarsi dagli avversari esterni ed interni: "C'è bisogno di una riforma delle istituzioni e delle regole che parta da un principio di fondo. Come in tutte le democrazie che funzionano, una persona sola non risolve nulla. Pensare che senza la fatica delle riforme, che senza la fatica della partecipazione si possano risolvere le cose affidandosi a scorciatoie personalistiche è una illusione disastrosa. Questo drammatico equivoco, nel nostro Paese, è andato oltre Berlusconi e si è diffuso in una mentalità. Quando dico: toccasse mai a me mai metterei il mio nome sul simbolo, intendo dire questo. Che noi non dobbiamo suscitare passione per una persona, ma per la nostra Repubblica".

[12-12-2010]

 
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