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Il malato immaginario

Paolo Bonacelli protagonista al Quirino in uno dei massimi capolavori di Molière

“Il malato immaginario” è uno dei capolavori di Molière accanto al “Tartufo” e al “Misantropo”. Una commedia, l’ultima scritta dal grande uomo di teatro francese, che rivela una straordinaria ricchezza: è una farsa all’antica colma di eccellenti spunti comici da cui trapela allo stesso tempo la visione del mondo disillusa e disincantata di un Molière che aveva smarrito, al termine della sua esistenza, la fiducia in se stesso e nei suoi simili.

Padre di una bella figlia, marito di una donna avida e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori avvoltoi, salassatori e ciarlatani, Argante è il malato immaginario del titolo, un personaggio che Molière cucì magistralmente su di sé, ma che riuscì ad interpretare solo per quattro recite: morì infatti  venerdì 17 febbraio 1673, pochi minuti dopo la chiusura del sipario. Per questo, ancora oggi , “Il malato immaginario” è un testo che rimane circonfuso da un alone di “sacralità teatrale”, con il quale si sono misurati registi e attori importanti come De Lullo con Romolo Valli, la Shammah con Franco Parenti e Lasalle con Giulio Bosetti.

Nella rilettura diretta da Marco Bernardi in scena al Quirino è Paolo Bonacelli a vestire i panni dell’ipocondriaco Argante, affiancato da Patrizia Milani e Carlo Simoni. Questa nuova versione approfondisce il carattere duplice della commedia, in cui la perfetta costruzione comica di un’esilarante farsa, è intrisa di riflessioni amare sulla condizione umana e si snoda lungo i tre atti fino a dispiegare un alone onirico. Lo scontro tra due forze opposte è il tema interpretativo dell’ultimo grande capolavoro del commediografo francese. Da un lato la formidabile struttura comica, con la sua perfetta efficacia e il ritmo forsennato, dall’altro la particolare percezione del testo, insanguinato dalla morte di Molière quasi in scena e quindi riletto alla luce della sua biografia.

“Argante - afferma Paolo Bonacelli - è un uomo buono, generoso e innamorato, circondato da un assortimento di pazzi. Un uomo solo, non a causa della sua malattia, ma che soffre di una solitudine esistenziale e questa sua caratteristica rivela il tratto autobiografico della commedia di Molière”.

“Il malato immaginario” è senza dubbio lo straordinario testamento di Molière. Ce lo lascia da par suo, con gli intrighi di sempre, naufragato nella beffa e nel riso, nel gioco di prestigio tra realtà e finzione, o meglio tra finzione e finzione della finzione, che è l’amara filosofia di tutto il suo teatro.

A completare il cast artistico, troviamo Xenia Bevitori, Gaia Insegna, Fabrizio Martorelli, Massimo Nicolini, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Libero Sansavini, Roberto Tesconi e Riccardo Zini.

Le scene sono di Gisbert Jaekel, mentre i costumi di Roberto Banci.

Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Quirino fino al 19 dicembre.

[09-12-2010]

 
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