di Svevo MoltrasioNella Londra dei nostri giorni un gruppo di persone, mariti e mogli, genitori e figli, passano le giornate in preda al panico, tra amori che finiscono e altri che nascono o vengono annunciati. La ricerca della felicità procurerà tanti affanni..
Woody Allen torna in Europa, dopo la parentesi newyorkese di BASTA CHE FUNZIONI, e più precisamente a Londra che per la quarta volta fa da sfondo alle sue storie. Come al solito il cast è incredibilmente ricco: basti citare
Anthony Hopkins e
Naomi Watts, qui alla prima collaborazione con il comico americano.
Più o meno siamo alle solite: negli States il film non l’ha visto nessuno e la critica l’ha disprezzato, per contro in Europa l’interesse generale è ancora decisamente positivo. Dal canto suo
Allen continua a raccontare un mondo orribile, con un’umanità perennemente insoddisfatta e in balia del destino e dei propri limiti. Questa volta il ritratto di un gruppo di personaggi che si sfalda sempre più, svolta dopo svolta, ha sfumature shakespeariane e il burattinaio
Allen riserba ai suoi eroi delle sorprese, più o meno prevedibili, davvero beffarde. Al regista manca sempre più la fiducia sia nella società che nel cinema, e i suoi affreschi perdono di sensibilità con dei personaggi che sembrano scritti e diretti solo per sottomettersi alla cinica visione del regista.
Dietro alla consolidata grazia della messa in scena, e al divertimento della scrittura, manca quell’umanità che ha fatto del cinema del regista un capolavoro di sfumature e raffinatezze. Sopravvive solo chi sempre più s’illude e si chiude in un mondo non reale – la cartomanzia o un punto d’incontro con l’aldilà – e questo il regista ce lo dice da sempre. Ma è quando restituisce un attimo di dignità, di presa di coscienza - di libero arbitrio verrebbe da dire – ai suoi personaggi – gli ultimi sguardi desolati di
Brolin e
Hopkins – che il suo cinema riprende davvero vita.