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Rugby, Italia batte Fiji 24-16

A Modena gli azzurri superano gli isolani grazie alla precisione di Mirco Bergamasco. Ancora bene la difesa e la mischia, ma il gioco non c’è

Lo spettro di una sconfitta che aleggia sul campo di Modena per un’ora; poi la svolta, le Fiji che calano d’intensità, l’Italia che si ricongiunge alle poche cose che sa fare davvero bene e il piede di Mirco Bergamasco che ci consente di vincere: si potrebbe riassumere così il terzo test match autunnale dell’Italia. Alla fine è vittoria: rimangono i dubbi su un gioco che latita ma serviva vincere e gli azzurri ce l’hanno fatta. Decide il piede preciso di Mirco Bergamasco, per lui otto su otto dalla piazzola.

Il primo tempo è brutto, una sofferenza continua. Per larghi tratti della partita i fijiani hanno in mano il gioco e fanno quello che sanno fare meglio: attaccare. Le folate dei grossi e veloci isolani sono come palle di cannone sparate contro la difesa azzurra. Ci vogliono spesso un paio di italiani per bloccare un fijiano. E ancor più spesso gli ospiti trovano il buco giusto dove infilarsi, e se il buco non c’è bastano chili e velocità per sfondare e crearlo. Al 7° minuto è meta per le Fiji, una meta meritata: gli isolani affondano nella nostra difesa e da una ruck a un paio di metri dalla meta il più lesto è il tallonatore Talemaitoga che si impossessa dell’ovale e lo schiaccia oltre la linea portandosi appresso Gori e Ongaro aggrappati a lui. L’Italia è la solita: statica in attacco, mai un’azione in velocità, poche idee e un gioco tattico inadeguato. Per rientrare in partita serve la capacità di costringere gli isolani al fallo e il piede di Mirco Bergamasco che al 19° mette tra i pali la seconda punizione che porta gli azzurri sul 6-7. Sembra che l’Italia abbia trovato il bandolo della matassa, ma non è così. Gli azzurri sono fallosi almeno quanto i fijiani e concedono tre punizioni nel giro di cinque minuti: Bai sbaglia solo l’ultimo piazzato, ma il tabellone dice comunque 6-13. Di nuovo la mischia chiusa consente all’Italia di mettere in cascina altri tre punti su punizione, però la fine del primo tempo si chiude con l’ennesimo fallo concesso alle Fiji (trasformato da Bai per il 9-16) e il cartellino giallo a Castrogiovanni, che paga per tutti i troppi falli commessi dall’Italia.

Il secondo tempo è per fortuna un’altra storia. Si apre come si era chiuso, è vero, con una punizione che Bai non trasforma, ma da quel momento in poi l’Italia riesce a concentrarsi sulle proprie qualità: la mischia chiusa e la supremazia in touche. Il resto lo fa la difesa azzurra e la stanchezza che progressivamente appanna gli attacchi delle Fiji, che non riescono a concretizzare dieci minuti di superiorità numerica e alla fine non segneranno nemmeno un punto per tutta la seconda frazione. La rimonta parte al 45°, quando Mirco Bergamasco mette tra i pali la quarta punizione della sua giornata. Giusto il tempo di tentare qualche sterile attacco e di mettere in campo forze fresche (Festuccia e Bocchino) e Mirco Bergamasco si ritrova di nuovo alla piazzola: 15-16 e lo stadio di Modena comincia a trepidare. È il miglior momento per gli azzurri: i raggruppamenti producono spesso avanzamenti e la difesa argina gli attacchi avversari. Al 60° la paura vola via insieme all’ovale calciato da Bergamasco, che vale finalmente il sorpasso: 18-16. E cinque minuti dopo l’Italia potrebbe davvero chiudere i giochi segnando anche una meta: quattro minuti di attacchi a ridosso della linea di meta fijiana però non riescono ad essere concretizzati. Ci provano un po’ tutti: Festuccia, Benvenuti, Castrogiovanni, ancora Benvenuti, e poi Zanni, Sgarbi. Alla fine il pallone viene spedito via dai fijiani, bravi a non commettere mai fallo. La beffa potrebbe essere il calcio di punizione che Bai ha a disposizione un minuto dopo, ma l’apertura fijiana non centra i pali. E le Fiji non trovano più le forze per rifarsi sotto. Le punizioni ancora di Mirco Bergamasco al 75° e al 78° valgono il definitivo 24-16. 

Antonio Scafati

[27-11-2010]

 
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