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Acqua del Lazio all'arsenico

la Regione Lazio stanzia 8 milioni di euro

Sta assumendo i contorni di una emergenza regionale la presenza dell’arsenico nell’acqua.  La richiesta dello stato di emergenza da parte della protezione civile nazionale formalizza un allarme più volte lanciato dall’europa, e rimasto inascoltato. 

La commissione di Bruxelles ha ora negato la terza proroga al nostro paese, mettendo con le spalle al muro molti comuni del territorio laziale: a civitavecchia, ariccia, cerveteri, bracciano, santa marinella le analisi hanno rilevato concentrazioni ben superiori ai 10 micogrammi/litro di arsenico previsti.  Solo nel comune di velletri, esami dell'asl rmh eseguite il 10 ottobre indicano il superamento di 50 micogrammi/litro, cinque volte i limiti di legge.

L'assessore regionale all'ambiente marco mattei ha riferito di aver convocato "fin da luglio un tavolo tecnico con l'istituto superiore di sanità, le Asl, i gestori e i comuni interessati dal problema.  Tra gli scenari prospettati, c’è quello di emettere ordinanze di non potabilità da parte dei comuni".

Per affrontare nell’immediato l'emergenza la regione ha stanziato 8 milioni di euro per interventi a favore delle popolazioni più colpite.  Fondi che saranno utilizzati per la realizzazione di impianti di dearsenificazione delle acque.  In particolare, nella provincia di viterbo, dove la diluizione è irrealizzabile in molti tratti della rete idrica.  Dall’assessorato aggiungono anche di aver chiesto al ministero della sanità la deroga a 20 micogrammi/litro che la Ue ha già concesso al resto d'europa.  “è l’ennesimo pasticcio all’italiana – commenta Legambiente, che chiede alle amministrazioni “di informare costantemente i cittadini e mettere rapidamente a norma gli acquedotti”. 
 
 

[26-11-2010]

 
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