Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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Moda: viaggio nel pret a porter con Antonio Grimaldi

Antonio Grimaldi Moda italiana. Un mondo bello, affascinante, ma nello stesso tempo anche particolare, difficile e intricato sia per chi aspira alla carriera di modella, che per chi vuole intraprendere la carriera di stilista. Abbiamo incontrato lo stilista Antonio Grimaldi, ex- discepolo della scuola Gattinoni, da dodici anni sul mercato con il suo ateilleur sito nel cuore del centro storico della capitale.

M. CH: Sig. Grimaldi, quando è iniziata la sua attività di stilista?
A. G: “Diciamo che sono nato stilista, disegnavo già da piccolo sui fogli di scuola i vestiti, in particolare quelli di mia sorella. Essendo nativo di Salerno sono stato costretto a lasciare la mia terra per venire a Roma, dove ho seguito una scuola di arte e disegno. La mia fortuna è stata quella di fare esperienza presso l’ateilleur di Fernanda Gattinoni che per me è stata una grande scuola, in seguito ho disegnato alcuni brand per altre case di moda finché non ho deciso dodici anni fa di aprire il mio “ateilleur”. Oggi incentro la mia attività sulla moda femminile, mi occupo anche di abiti da sposa e con riferimento a quest’ultima figura cerco di sconfiggere l’immagine della sposa- damina, un modello che appartiene ormai a un passato molto lontano”.

M. CH: Che ricordo ha della sua maestra, Fernanda Gattinoni? Era severa, esigente, un’amica, una madre, è stata per lei un punto di riferimento, l’ha saputa indirizzare nel lavoro?
A. G: “Fernanda mi ha dato tanto, era una persona puntuale e precisa nel lavoro, mi ha insegnato molto. Molto spesso mi bacchettava perché non arrivavo puntuale al lavoro, ma nel complesso sono andato molto d’accordo con lei, c’era un rapporto meraviglioso. Alla veneranda età di ottanta anni veniva con me in motorino quando bisognava andare fuori per delle commissioni, il nostro rapporto di lavoro era in simbiosi, non posso nascondere che mi manca molto come persona e ritengo Fernanda Gattinoni una di quelle professioniste che oggi non se né trovano più.

M. CH: Il Mondo della moda oggi è un ambiente difficile per tanti giovani talenti che vogliono fare gli stilisti? Lei consiglierebbe ad un giovane che vuole intraprendere questa strada, di seguire questo sogno?
A. G: “ Il mondo della moda, a mio avviso, è molto più difficile di quello dello spettacolo. Un tempo si poteva affermare che Coco Chanel ha aperto una casa di moda a New York per la sua bravura, oggi purtroppo prevale la legge del più forte, bravura e talento non bastano più perché dietro il successo in questo campo c’è anche la forza di un produttore che pubblicizza il prodotto e se quello che produce piace, allora fa la fortuna del bravo stilista. Nonostante le difficoltà iniziali consiglierei sempre ad un giovane volenteroso di tentare la strada della moda, se non si perseguissero i sogni non si vivrebbe più”.

M. CH: Sono dodici anni che ha aperto questo “ateilleur”, c’è qualcosa che vorrebbe migliorare nel suo lavoro?
A. G: “Indubbiamente anche nel mio lavoro c’è sempre la voglia di migliorare, di sperimentare nuovi prodotti. La qualità del mio lavoro è molto alta, il mio target è un vero e proprio made in Italy, non ho mai portato niente all’estero.

M. CH: Cosa pensa di quelle case di moda o aziende famose che producono in Cina per poi rivendere il loro prodotto ad un prezzo così alto?
“Queste persone per me sono i veri responsabili della crisi economica in quanto hanno danneggiato seriamente il compratore, ma non è un male solo della moda in quanto anche negli altri campi si è verificato questo fenomeno. Molti grossi produttori si sono arricchiti usando il nome, producendo a bassissimo costo per poi rivendere ad un prezzo quintuplo. Il problema è stato anche causato dall’entrata in scena dell’euro che ha scaturito un’avidità da parte dei produttori stessi”.

M. CH: La crisi economica, abbiamo detto poc’anzi, ha tagliato le gambe alla collettività. Nonostante questo gli appassionati di moda continuano a comprare?
A. G: “Gli appassionati di moda comprano in modo sbagliato. Acquistano determinati marchi e non vestono secondo l’uso proprio ovvero è regola avere le stesse scarpe, gli stessi occhiali, gli stessi jeans, la stessa cinta e questo lo reputo una grande tristezza”.

M. CH: Ci può dire brevemente quali saranno i suoi prossimi eventi da lei organizzati?
A. G: Ho intenzione di organizzare alcune sfilate all’estero anche se incentrerò il mio lavoro su Milano che rimane per me la capitale della moda per eccellenza”.

Marco Chinicò

 
 

[20-11-2010]

 
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