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Le case lesionate di via Volusia

i cantieri hanno causato danni alle palazzine. Trenta persone evacuate.

Muri crepati, porte che non si aprono più, spaccature che corrono sui pavimenti: sembrano gli effetti di un terremoto, in realtà è la collina che frana e porta giù le villette. Siamo in via Volusia, ai civici 51,81 e 83: palazzine che da maggio sono state dichiarate inagibili. Tutto a causa dei cantieri sul Gra all’altezza dell’uscita Cassia, tre cantieri aperti diversi anni fa e poi a giugno (a lavori pressoché ultimati) sottoposti a sequestro. La scorsa settimana sono partiti i primi avvisi di garanzia: si profila l’accusa di disastro colposo.

“Hanno iniziato i lavori circa nel 2003”, spiega Sabatino D’Emidio, del civico 83 di via Volusia.. “I primi problemi li abbiamo avuti nel 2005, in occasione dell’abbattimento del viadotto Volusia, lasciato cadere in pratica a caduta libera: si sono create quindi delle sollecitazioni notevoli, tipo scosse telluriche. Da allora sono iniziate le prime lesioni.”

Ma è a cavallo tra il 2009 e il 2010 che la situazione è precipitata. D’Emidio racconta che dalla sera alla mattina comparivano profonde crepe nei muri, gli stessi muri che si sentivano scricchiolare la notte. In pratica la collina sbancata dai lavori per i cantieri stava cedendo, portandosi giù le palazzine. I residenti di via Volusia hanno avvertito l’Anas, che però ha sempre sostenuto di aver operato in sicurezza, escludendo qualsiasi rischio di crolli. I vigili del fuoco, però, a maggio hanno disposto l’evacuazione dei civici 51, 81 e 83. Da allora una trentina di persone sono fuori casa, e la situazione non si è ancora stabilizzata: “il terreno si sta ancora muovendo”, prosegue D’Emidio “e quindi le case che sono sopra potrebbero cedere e cadere.” 

Se le case dovessero crollare, crollerebbero sul Grande raccordo anulare. L’Anas, però, respinge ogni responsabilità: “l’Anas attribuisce le responsabilità alle ditte appaltatrici che hanno condotto questi lavori”, racconta D’Emidio, “sostenendo che hanno firmato un contratto e quindi le ditte si assumono anche la responsabilità dei danni che causano.”

E i danni sono considerevoli. Difficile che le strutture lesionate possano essere riparate. Nel frattempo, gli inquilini hanno dovuto scappare in tutta fretta, svuotando gli appartamenti per cercarsi una nuova collocazione. Tra affitto, deposito per i mobili e spese varie, il signor Sabatino D’Emidio ha sborsato finora 15.000 euro, ma non è tutto: si è dovuto trasferire in un’altra casa, e su quella lesionata e dichiarata inagibile ha dovuto pagare anche l’Ici. 

Antonio Scafati

[16-11-2010]

 
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