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Fisco & finanza
 
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Scadenza per l'acconto Irpef

Novembre è il mese più odiato dai contribuenti italiani perché è quello più ricco di scadenze fiscali e previdenziali, che risultano essere anche le più rilevanti dell’anno dal punto di vista della gravosità. Le scadenze interessano sia i contribuenti persone fisiche- titolari di partita iva e non - sia le società.

Infatti il prossimo 30 novembre scade il termine entro cui dovranno essere versati gli acconti relativi alle imposte sui redditi (Irpef) e all’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Sono interessati al versamento tutti quei contribuenti che hanno presentato il modello unico 2010 per i redditi conseguiti nell’anno 2009, in pratica la dichiarazione dei redditi..  
Chi deve pagare: L’acconto per l’anno 2010 è dovuto solamente se l’imposta per l’anno 2009 – come risulta indicata nella dichiarazione al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto – è superiore a 51,65 euro. Basta fare riferimento al rigo RN34 dell’Unico: se la cifra riportata supera la “soglia”, la misura dell’acconto da versare è pari al 99% di quell’importo. L’esonero riguarda anche coloro che, nell’anno precedente, non hanno percepito reddito (inizio attività di lavoro autonomo o d’impresa) oppure che non lo hanno avuto in quello presente (ad esempio per cessata attività). Dispensati anche i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno precedente perché non obbligati, che hanno conseguito esclusivamente redditi tassati alla fonte a titolo d’imposta o che hanno conseguito solo redditi totalmente esenti dalle imposte sui redditi.  

Irpef: una o due rate. Nel caso in cui si sia tenuti a versare l’acconto, occorre verificare se esso è dovuto in una o due rate. Se l’importo del rigo RN34 è superiore a 257,52 euro, le rate sono due (in questo caso, il soggetto avrà provveduto a versare l’importo della prima rata a giugno o luglio scorsi, pari al 40% dell’acconto dovuto, e dovrà versare il restante 60% come seconda rata entro il prossimo 30 novembre); se invece l’importo è inferiore o pari alla soglia, il contribuente deve versare l’intero importo dell’acconto in un’unica rata sempre entro il 30 novembre.  

Il metodo della previsione di reddito. I contribuenti persone fisiche ma anche le società possono versare a titolo d’acconto (Irpef, Ires e Irap) una cifra inferiore rispetto a quella che risulta dovuta: il presupposto è che il contribuente preveda per l’anno a cui l’acconto si riferisce che l’imposta risulterà minore rispetto a quella dell’anno precedente. C’è un “però”: se nella dichiarazione del prossimo anno il minore acconto versato risulterà inferiore a quello che si sarebbe dovuto versare, il contribuente subirà le sanzioni per insufficiente versamento dell’acconto (pari al 30% dell’importo dovuto, oltre agli interessi legali). La sanzione si riduce però a un terzo se le somme vengono pagate entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione dell’esito della liquidazione automatica o a due terzi entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione dell’esito del controllo formale.  
Come si effettua il versamento: Il versamento degli acconti dell’imposta deve essere effettuato utilizzando l’apposito modello F24 presso gli uffici postali, gli sportelli di qualsiasi concessionario per la riscossione delle imposte o presso le banche convenzionate. Il fisco, nel caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento, applicherà una sanzione amministrativa del 30% della somma non versata con l’aggiunta degli interessi di mora. Chi non adempie ma cuole mettersi in regola potrà usufruire del ravvedimento operoso, in modo da diminuire la sanzione al 2,5% (più gli interessi nella misura del 1% annuo con maturazione giorno per giorno) se l’imposta o la differenza viene versata entro trenta giorni dalla scadenza (ovvero entro il prossimo 30 dicembre) oppure al 3% entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno.

Massimiliano Casto - Tributarista e Consulente del Lavoro

[16-11-2010]

 
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