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Tentano di vendere reperti archeologici: tre denunce

la polizia recupera decine di reperti del 500 a.C.

Colpo al mercato delle opere d’arte antiche: gli agenti del commissariato Trevi hanno infatti recuperato monete, chiodi, un'anfora e tanti altri oggetti risalenti al 500 aC. Tra gli oggetti anche alcune perfette riproduzioni moderne. Il tutto avrebbe fruttato circa 200 mila euro. I ricettatori, due donne e un uomo, sono stati denunciati a piede libero.

L’indagine è partita quasi per caso. Un uomo è stato infatti notato diverse volte di fronte ai negozi di antiquariato del centro: aveva delle fotografie che ritraevano oggetti archeologici. Interrogato dalla polizia, l’uomo ha detto che era stato avvicinato da alcune persone che gli avevano proposto di acquistare oggetti archeologici per 200 mila euro. Scattate le indagini, sono partiti gli appostamenti che hanno permesso agli agenti di risalire ai ricettatori. Si tratta di due donne, una di 41 anni e una di 46, e di un uomo di 56 anni. Quest’ultimo si occupava di reperire il materiale; le due donne avevano il compito di conservarlo e trovare gli acquirenti.

“Abbiamo fatto delle perquisizioni a casa delle donne e abbiamo trovato i primi reperti, di cui alcuni sono originali e altri sono imitazioni moderne” ha spiegato Lorenzo Suraci, dirigente del commissariato Trevi. “La perquisizione a casa dell’uomo è stata fatta dopo ed è stato trovato il resto delle cose sequestrate.” 

Solo alcuni degli oggetti, dunque, erano veri: per lo più monete e chiodi, tutti oggetti probabilmente sottratti da uno scavo archeologico. Per il resto si trattava di ottime riproduzioni: “questi oggetti sono stati fatti così bene da indurre in inganno chiunque" ha spiegato Suraci, "a meno che non sia particolarmente competente. La persona viene quindi tratta in inganno e paga questi oggetti nel mercato illecito come se fossero veri.”
Le indagini della polizia proseguono per scoprire dove siano stati fabbricati questi oggetti. 

Antonio Scafati
 
 

[11-11-2010]

 
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