Giornale di informazione di Roma - Lunedi 11 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Io sono con te

di Guido Chiesa. Con Nadia Khlfi, Mustapha Bensiti, Rabeb Srairi

di Flavia D'Angelo

Maria vive in un piccolo villaggio di pastori della Galilea con la madre Anna. Ancora giovanissima si sposa con Giuseppe, vedovo con due figli, che accetta naturalmente la notizia che la ragazza ha concepito inspiegabilmente un figlio. Il rapporto d’amore tra Maria e il piccolo Gesù sarà totale: per lui la giovane contrasterà la morale patriarcale e opprimente della tradizione, regalando al figlio la capacità di rivolgere uno sguardo libero sul mondo.

Ambizioso – e subito attaccato da varie critiche – progetto di Guido Chiesa, sceneggiato con Nicoletta Micheli e Filippo Kalomenidis, IO SONO CON TE è la storia della maternità più famosa del mondo. Gli sceneggiatori si sono basati sui Vangeli canonici e gli unici elementi del racconto tratti dai testi apocrifi sono il nome della madre di Maria e la condizione di vedovo con figli di Giuseppe. Il film – che sarà doppiato per la distribuzione italiana – è stato originariamente girato in arabo e greco antico in locations tunisine con un cast locale. In concorso al Festival Internazionale del Film di Roma.

Guido Chiesa indovina la chiave di lettura del film, evitando sia sentimentalismi zuccherosi sia un confezionamento didattico della tesi di fondo – che risulta comunque chiarissima. Lo “stato di grazia” della giovane Maria nasce dall’incontro di una grande innocenza con la forza della ribellione, ulteriormente alimentata (ma non limitata) dall’amore per suo figlio. IO SONO CON TE riesce a usare archetipi universali (il desiderio e la paura della maternità, l’illogicità dei riti gestiti dagli uomini) per realizzare un racconto mai freddo e intrinsecamente elegante, nonostante alcune cadute.

La figura di Maria (Nadia Khlifi da giovane, Rabeb Srairi da adulta) è quella di un’educatrice – più Maria Montessori che Maria di Nazareth verrebbe da dire – attraverso la quale l’umanità del figlio è indirizzata a sua volta non a profetizzare soluzioni astratte ma innanzi tutto a liberare gli uomini dal dogmatismo. Il grande paradosso sulla possibilità di cambiare, con una religione di pace e libertà, un mondo violento che ha elaborato una religione specchio della sua natura allunga la sua ombra su tutto il film. L’eccesso di santi sorrisi, un Erode da operetta, l’esplicazione/verifica del concetto-cardine del film nelle parole dei Saggi e l’uso reiterato di flashback esplicativi non intaccano la forza di un film che, se non piacerà a tutti, ha almeno il coraggio di far discutere.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - chiesa
 

[05-11-2010]

 
Lascia il tuo commento