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1861. I pittori del Risorgimento

Una mostra allestita alle Scuderie del Quirinale

Un Risorgimento di eroi umani, di sentimenti e partecipazione diretta, lontana da ogni retorica anche se avvolta nel tricolore. E' la mostra “1861. I pittori del Risorgimento”, allestita alle Scuderie del Quirinale, che anticipa di alcuni mesi le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia.

La rassegna è stata fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che l'ha inaugurata nei giorni scorsi con una visita privata. In particolare, il Capo dello Stato ha apprezzato il valore documentario delle opere, molte delle quali di dimensioni monumentali e spesso non più esposte al pubblico da oltre 50 anni.

Del resto, la selezione dei grandi dipinti o delle piccole tele di ispirazione intimistica (in tutto una quarantina e alcune sculture) è stata appunto indirizzata a raccontare l'epopea risorgimentale attraverso la testimonianza di quegli artisti che decisero di vivere in prima persona le vicende storiche. Un taglio questo che ha per forza di cose messo da parte la rappresentazione più celebrativa, quella dei generali all'attacco, destrieri possenti, soldati sprezzanti del pericolo. "Chi fa la guerra, soffre", ha detto il presidente del Comitato Italia 150 Giuliano Amato, sottolineando l'aspetto "giustamente dolente" della rappresentazione che ci hanno lasciato i pittori soldato. Gli Induno, Pagliano, Faruffini, Cammarano, tutti patrioti convinti, mazziniani della prima ora, che si cimentarono sui campi di battaglia e ne dettero la loro interpretazione mai retorica, attenta ai più diversi aspetti umani. In prima fila ci sono i feriti e lo strazio della morte, che vale la pena affrontare in nome della patria e della libertà. In queste vicende a prevalere è il sentimento di giustizia che scorre lungo le pareti delle Scuderie avvolte in drappi bianchi, rossi e verdi.

“La Battaglia della Cernaia” di GerolamoInduno si confronta con l'”Assalto alla Madonna della Scoperta” di Fattori, anche lui testimone diretto, “La Battaglia di Varese” di Faruffini, mentre é il pennello del napoletano Cammarano a raccontare “La Presa di Porta Pia”. E se il primo piano della mostra è occupato dalle imprese di guerra, il secondo è dedicato alla dimensione intima e familiare, a chi aspetta notizie dal fronte, a chi guarda alla promessa di Garibaldi (in un ritratto di Silvestro Lega) e alle gesta delle Camicie Rosse. L'elemento accademico della narrazione pittorica si evolve
progressivamente verso il naturalismo romantico per sfociare infine nella scoperta del vero. A connotare il momento della disillusione, una malinconica “Italia” di Hayez, giovane donna violata o le grandi tele di Fattori, “Lo staffato” e “Lo scoppio del cassone”. Garibaldini, cattolici, ma anche monarchici costituzionalisti, meridionali, insomma tutti quelli  che dalle vicende risorgimentali e unitarie si aspettavano la realizzazione di tante speranze, rimaste invece irrisolte, purtroppo.  
La mostra chiuderà i battenti il prossimo 16 gennaio.

[04-11-2010]

 
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