di Flavia D'AngeloKassie e Wally sono migliori amici da quasi dieci anni, nonostante le personalità opposte: solare e positiva Kassie, nevrotico e pessimista Wally. Stanca di aspettare l’uomo giusto, Kassie decide di trovare il “donatore giusto” e, rimasta felicemente incinta dopo un “party della donazione”, si trasferisce nel Minnesota per crescere il suo bambino. Sette anni dopo Kassie ritorna a New York con suo figlio e Wally comincia a ricordare qualcosa di quella notte…
I registi
Josh Gordon e
Will Speck trasferiscono la consolidata collaborazione in serie televisive e spot commerciali sul grande schermo, con una sceneggiatura scritta da
Alan Loeb, tratta nientemeno che da un racconto di
Jeffrey Eugenides. I nomi che contano sono però quelli dei protagonisti, la celebre
Jennifer Aniston – ormai abbonata ai ruoli di simpatica quarantenne bionda – e
Jason Bateman, forse più famoso in patria che da noi.
DUE CUORI E UNA PROVETTA (più misericordioso il titolo originale THE SWITCH) è il classico “film dei produttori”, in cui gli elementi della commedia sono sapientemente dosati per raggiungere il “break even point” in cui gli incassi eguagliano le spese di produzione. Il mix tra commedia patinata newyorkese e classica commedia sentimentale americana concede un ritmo brillante, buone interpretazioni e una comicità apprezzabile e non volgare. La prima parte del film spicca anche per dialoghi superiori alla media e situazioni comiche che strappano più di un semplice sorriso.
E’ quindi un peccato che gli autori non si siano resi conto che la comicità di DUE CUORI E UNA PROVETTA, lì dove funziona, è una comicità “nera” basata su situazioni molto poco politicamente corrette. Inesorabilmente nel film si insinua il buonismo, traghettato dal sentimentalismo obbligato in previsione dell’happy ending. Mentre le vite dei nostri protagonisti scivolano verso lo zuccheroso (e vagamente reazionario) finale anche i dialoghi si perdono nella banalità, annientati dalla convenzione hollywoodiana che le famiglie felici debbano essere necessariamente prive d’ironia.