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I fiori di Kirkuk

di Fariborz Kamkari. Con Mohamed Zouaoui, Morjana Alaoui, Mohammed Bakri

di Flavia D'Angelo

Iraq, 1988. Najla torna improvvisamente nel paese della sua famiglia per cercare il fidanzato Sherko, conosciuto durante gli studi in Italia. Ben presto la ragazza scopre che la situazione a Kirkuk è molto diversa da quanto immaginasse e che l’amore tra lei – di origine araba – e il curdo Sherko è ostacolato dalla politica di sterminio del Governo. Najla sceglierà di restare in Iraq, per aiutare il popolo di Sherko a qualsiasi prezzo.

Girato in due mesi nella Regione Autonoma del Kurdistan (Iraq settentrionale), I FIORI DI KIRKUK di Fariborz Kamkari – curdo iraniano trasferitosi in Italia – è la prima produzione internazionale interamente strutturata in queste zone. Presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Nel cast, oltre a una partecipazione del famoso Mohammed Bakri , Mohamed Zouaoui conosciuto in Italia per alcune fiction tv e presente al Festival di Roma anche con IL PADRE E LO STRANIERO di Ricky Tognazzi (fuori concorso).

Kamkari vuole “rendere un plot narrativo di taglio occidentale attraverso tonalità primarie di taglio orientale” e sceglie un genere (e uno stile) della cinematografia occidentale ben precisi: il melodramma romantico patinato. Ne I FIORI DI KIRKUK si ritrovano tutti gli archetipi del genere: l’amore contrastato, il rivale vigliacco, i buoni e i cattivi, il tema musicale degli amanti separati e il sacrificio femminile. La formula oggi di successo – obbligare lo spettatore a prendere coscienza di tragedie civili attraverso vicende umane individuali – è qui ribaltata: il genocidio del popolo curdo è la condizione-base da cui sviluppare il romantico dramma di Najla e Sherko.

Se l’intera operazione può non convincere – e perfino irritare – non si può dire che Kamkari non sia capace di portarla fino in fondo con coerenza e mestiere, firmando un efficacissimo dramma romantico. Tra partorienti che si fermano a fare due chiacchiere, ragazzi che diventano stimati partigiani in una settimana, Servizi Segreti tanto malvagi quanto disorganizzati, I FIORI DI KIRKUK regge bene i suoi 118 minuti di durata. Kamkari realizza un buon prodotto – politicamente corretto e “spettacolare” – purché si cerchi, per questa volta, il melodramma e non l’impegno.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - kamkari
 

[04-11-2010]

 
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