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Midterm: l'onda repubblicana si abbatte su Obama

Il Gop si aggiudica la Camera e rimonta in Senato

di Filippo Pazienza

Le elezioni di metà mandato confermano in gran parte le aspettative della vigilia e consegnano ai Repubblicani una netta affermazione. Non è trionfo, come alcuni membri del Grand Old Party auspicavano, ma poco ci manca. Trattandosi di un attendibile test sul mandato presidenziale, il messaggio che il popolo americano invia alla Casa Bianca è chiarissimo: ad oggi, Barack Obama è bocciato. Buone per rinnovare i 435 rappresentanti della Camera e un terzo dei componenti del Senato (in questo caso erano in ballo 37 seggi), le Midterm elections vedono la netta affermazione del Partito repubblicano che si aggiudica il controllo della Camera (con 12 seggi ancora da assegnare, il dato parziale lo vede in testa 240 a 183) e, pur non raggiungendo la leadership anche al Senato, strappa ai Democratici 6 stati decretando una situazione complessiva che vede il partito di Obama avanti 51 a 46 con 3 seggi in mano agli indipendenti.

In attesa di verificare sul campo quella che si preannuncia già come una netta volontà repubblicana di mettere il bastone tra le ruote ad alcune leggi volute da Obama, la prima conseguenza pratica è il passaggio di consegne alla guida della Camera: John Boehner (nella foto), leader della nuova maggioranza repubblicana, prende infatti il posto dell'attuale speaker Nancy Pelosi. Lo stesso Boehner, tra l'altro, ha già ricevuto una chiamata del presidente per "discutere di come lavorare insieme per concentrarsi sulle principali priorità degli americani".

L'ostracismo riguarderà in primis la famosa riforma sanitaria, fin qua fiore all'occhiello del mandato di Obama che i principali esponenti repubblicani hanno già dichiarato di voler abrogare. Da un punto di vista strettamente politico, uno dei risvolti più importanti arriva dai risultati ottenuti dal Tea Party - l'ala più estrema della destra americana - capace di eleggere due candidati: Rand Paul (figlio del due volte candidato alla presidenza Ron Paul) in Kentucky e la stella Marco Rubio (per alcuni addirittura il prossimo candidato alla presidenza) che ha superato l'indipendente Charlie Christ nella corsa alla scranno in Florida.

Nello specifico del Senato, dove comunque restano in ballo tre contese, i conservatori conquistano sei Stati: Indiana (roccaforte di Obama), Arkansas (lo Stato di Clinton), Wisconsin, Pennsylvania e Nord Dakota ma non sono sufficienti per raggiungere la maggioranza. Mantengono i seggi in Kentucky, Ohio, Georgia, Utah, Sud Carolina, Florida, New Hampshire, Alabama, Missouri, Oklahoma, Sud Dakota, Kansas, Louisiana, Idaho e Arizona (dove viene rieletto il candidato alla presidenza John McCain, sconfitto da Obama alle ultime presidenziali). Particolare la situazione dell'Alaska: i risultati definitivi arriveranno solo tra qualche giorno, ma a grande sorpresa i sondaggi danno in testa Lisa Murkowski, candidata repubblicana sconfitta alle primarie da Joe Miller - sostenuto del Tea Party ed imposto dall'ex governatrice dello Stato, Sarah Palin -, ma comunque presente da candidato 'write-in', ovvero senza che il suo nome compaia ufficialmente sulla scheda elettorale.

I Democratici mantengono il loro seggio in Vermont, Delaware, Maryland, Connecticut, Iowa, Oregon, California (bella l'affermazione di Barbara Boxer - nella foto - contro Carly Fiorina, ex numero uno di Hewlett Packard), Washington, West Virginia, Nevada, Hawaii e il doppio seggio a New York (l'unico Stato dove si votava per entrambi i senatori). Proprio l'affermazione in California e il doppio successo di New York rappresentano, oltre alla complessiva tenuta al Senato, l'unica consolazione per il Partito democratico. Una buona notizia per Obama arriva dal rinnovo dei governatori, che in generale conferma la vittoria repubblicana (10 gli Stati strappati agli avversari) ma consente ai Democratici di aggiudicarsi la sfida principale, quella in California dove Jerry Brown (già governatore circa 20 anni fa) prende il posto di Arnold Schwarzenegger nonostante gli ingenti fondi (oltre 140 milioni di dollari) messi a disposizione della candidata repubblicana Meg Whitman, ex numero uno di Ebay.

[03-11-2010]

 
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