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Storie di romani
 
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Coming Out

di Natalia Castellani

Paolo da quando vive a Londra può parlare anche delle cose belle che gli succedono. Può finalmente parlare ai suoi amici di com’è vivere con la persona che si ama. Può parlare alla propria famiglia di quella persona.

Qui Paolo, romano, poco più che trentenne si è trasferito per lavoro l’anno scorso e ha trovato il coraggio di fare il famoso “coming out”, parola che, pur derivando dall’inglese, da queste parti in pochi usano e in molti non comprendono.

Quando Paolo ha detto ai propri genitori di essere innamorato di un uomo si trovavano qui a Londra a fine estate. La madre, sollevata dal fatto che finalmente suo figlio avesse deciso di confidarsi con lei e con il marito, felice per quel momento di riunificazione e con gli occhi ancora rossi per la commozione, ha detto a Paolo “Sto un pò più tranquilla col fatto che stai qua a Londra, che le cose sono diverse rispetto a Roma per i gay”. Questa frase dovrebbe far pensare parecchio.

Non si può certo dire che qui a Londra la vita sia completamente tranquilla per la comunità gay. Non mancano episodi di bullismo e discriminazione a sfondo omofobo. Non mancano, purtroppo, neanche episodi di violenza. Lo scorso anno Ian Baynham, gay di 62 anni, veniva massacrato di botte nella centralissima Trafalgar Square da tre adolescenti e moriva diciotto giorni dopo a causa delle ferite riportate durante l’aggressione. Uno studio pubblicato recentemente dalla Equalities and Human Rights Commission intitolato “How Fair is Britain?” ha denunciato che due terzi degli studenti gay e transgender in Gran Bretagna ha subito atti di bullismo con movente omofobo e che il 17% abbia addirittura subito minacce di morte.

Quella che si nota da queste parti è però una certa differenza nel modo di affrontare la questione. Prima di tutto c’è da dire che la comunità omosessuale vive con una maggiore libertà la propria vita. La città è disseminata di locali gay. Intere aree sono completamente dedicate a gay, lesbiche e transgender, tra cinema, teatri, pub, ristoranti, librerie e centri di ritrovo vari. Diverse sono, inoltre, le manifestazioni artistiche, spettacoli, mostre, rassegne cinematografiche, dedicate alla comunità gay, come ad esempio il Lesbian and Gay Film Festival che ha raggiunto quest’anno la sua 24° edizione.

Molte sono inoltre le iniziative volte a contrastare il fenomeno della discriminazione. Un esempio è quello di una scuola secondaria di Stoke Newington, quartiere a nord di Londra. Qui, per combattere il bullismo e l’omofobia, gli insegnanti hanno iniziato qualche anno fa a parlare di storie di personaggi omosessuali che hanno segnato la storia e la cultura inglese e mondiale. L’esperimento sembra stia dando i suoi frutti e gli insegnanti affermano soddisfatti che i loro studenti sono diventati molto più aperti e che gli episodi di maltrattamenti o offese a sfondo omofobo sono stati drasticamente ridotti se non addirittura totalmente eliminati.

Chissà in quanti si sentirebbero liberi di parlare delle cose belle che gli succedono nella vita se esperimenti del genere si facessero anche a Roma.

[02-11-2010]

 
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