
di
Rosario Sparti
Chloe Moretz è Abby, una misteriosa dodicenne che trasloca nell'appartamento a fianco di Owen (Kodi Smit-McPhee, fragile ragazzino facile preda del bullismo. Nella sua devastante solitudine, Owen finisce per legarsi alla nuova vicina, dapprima senza intuire quel che di misterioso e pericoloso si nasconde in lei. Ma quando una serie di efferati omidici colpisce la cittadina del New Mexico, Owen deve confrontarsi con una scoperta agghiacciante e dolorosa: la sua innocente amichetta è in realtà un crudele vampiro chiuso in eterno nel corpo di una bimba.
Il film, tratto dal romanzo svedese
Låt den Rätte Komma In di
John Ajvide Lindqvist, è il remake dell'acclamato film LASCIAMI ENTRARE di
Tomas Alfredson. La pellicola segna anche il ritorno alla produzione, dopo più di trent'anni, della
Hammer, leggendario studio inglese specializzato nell'horror, tra la metà degli anni '50 e la fine dei '70, con le serie dedicate a Frankestein, Dracula e attori-leggenda come
Christopher Lee,
Peter Cushing,
Oliver Reed.
La pellicola è scritta e diretta da
Matt Reeves, l'acclamato regista del monster movie CLOVERFIELD, che fedelmente decide di non tradire lo spirito dell'opera, pur spostando l'azione nel New Mexico. La pellicola, che si avvale d'un ottimo cast dalla promettente
Chloe Moretz ad una garanzia come
Richard Jenkins, è un horror esistenziale che da un lato porta avanti il mito di Nosferatu, dall'altro racconta del difficile passaggio della linea d'ombra che separa la fanciulezza dalla 'adolescenza.
La regia ha la mano sicura, l'amosfera avvince e più volte lo spettatore rimane colpito dai sentimenti dei protagonisti o balza sulla sedia per lo spavento, grazie anche alle ottimo musiche di
Michael Giacchino. I limiti del film sono tutti nella natura stessa dell'opera, infatti è comprensibile la spinta economica per cui fare propria una storia di successo in tempi di vampiri alla testa dei box office ma al tempo stesso il risultato lascia dubbiosi. L'opera è sin troppo fedele quasi fino al plagio, manca originalità o comunque un tentativo di una personalità peculiare da affidare al remake. Ci si domanda quale sia il senso nell'andare a vedere un film già esistente.