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Dog Sweat

Di Hossein Kesharvarz

Di Flavia D'Angelo

Nella Teheran di oggi si incontrano le storie di sei ragazzi alle prese con la difficoltà di conciliare le aspettative familiari e le imposizioni della società iraniana con le loro aspirazioni personali. C’è chi è convinto ad accettare un matrimonio di facciata per negare la sua omosessualità, una coppia cerca un luogo in cui restare fisicamente da soli, una femminista intreccia una relazione con un uomo sposato …

Hossein Keshavarz debutta alla regia con DOG SWEAT, girato in clandestinità nella capitale iraniana a pochi mesi dalle elezioni dello scorso anno, che hanno segnato la vittoria del leader fondamentalista Ahmadinjad.
Il film – in concorso alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma – è stato girato in due momenti diversi, grazie alla partecipazione di un gruppo di artisti che hanno rischiato più volte l’arresto durante le riprese.

Keshararz fa di necessità virtù, sceglie di seguire i canoni del cinéma vérité e pedina i suoi personaggi nei gesti quotidiani, a volte sommessi e parzialmente incomprensibili all’osservatore esterno. La scelta di un canone narrativo e stilistico ormai “classico” per raccontare una storia tanto attuale è declinata da Keshararz con una coerenza perfino eccessiva.
Il film ha come forte base di partenza la constatazione che l’oppressione sociale impedisce la felicità individuale, ma l’amalgama tra piano “ideale” e piano “emotivo” – sempre cercato – non si realizza mai compiutamente.

DOG SWEAT vuole essere una testimonianza - e in ciò gli si riconosce valore - ma nell’usare il linguaggio del cinema sopravvaluta l’efficacia della comunicazione meta-cinematografica. Nel corso del racconto niente di nuovo ci viene detto sulla natura e sulla causa del malessere dei protagonisti. Quando – ben presto - le vicende dei giovani protagonisti presentano un esito segnato, a questa consapevolezza si accompagna un eccesso nella freddezza nello sguardo che annulla la tensione dell’inevitabile caduta. L’effetto di questo sbilanciamento nell’equilibrio del film lascia la sensazione che le storie parallele dei giovani di Keshararz siano, alla fine, espressioni quasi accademiche del disagio di una generazione.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[29-10-2010]

 
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