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Permessi di soggiorno venduti a 7 mila euro

in manette 22 persone

Una banda ben strutturata, ogni componente con dei compiti precisi, da chi falsificava i documenti a chi trovava i clienti, tutto per produrre permessi di soggiorno falsi: era una vera e propria organizzazione quella scoperta dai carabinieri, che stanotte hanno emesso 22 ordinanze di custodia cautelare. A capo c’era una insospettabile coppia di incensurati romani: era la moglie, simona molini, titolare di un centro di assistenza fiscale, ad aver ideato la truffa. Il marito le forniva costante sostegno logistico.

Tutto parte nel 2009, con il varo della legge che prevedeva la sanatoria della condizione di illegalità per tutti gli extracomunitari già assunti presso abitazioni di privati, sanatoria che si otteneva presentando una domanda.

Ad insospettire un’impiegato dello sportello unico dell’immigrazione della prefettura è stato il fatto che molte pratiche avevano diverse procure firmate sempre dallo stesso notaio. Dalla segnalazione ai carabinieri della stazione di Garbatella, è partita l’indagine, coordinata dai militari della compagnia eur e dalla procura di roma.

L’organizzazione aveva messo a punto un vero e proprio tariffario: produrre un documento falso poteva costare anche 7.000 euro, per un giro di affari stimato in oltre 4 milioni.

Circa 1000 le domande presentate allo sportello unico dell’immigrazione, per lo più da cittadini egiziani e cinesi. Per 200 di esse è stata accertata l’irregolarità, sugli altri documenti continuano le verifiche. Se verranno trovate falsificazioni, il permesso di soggiorno sarà revocato.

[28-10-2010]

 
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