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Durer alle scuderie del Quirinale

tra incisioni, ritratti e alchimia

Apre alle Scuderie del Quirinale la mostra dedicata ad Albrecht Durer, artista tra i più grandi nel panorama Cinquecentesco europeo, divenuto famoso per il suo stile inconfondibile, la poliedricità nell’utilizzo di tecniche sempre diverse e spesso mischiate tra loro e per la profonda influenza segnata nell’opera dei suoi contemporanei e dei suoi successori. Ma soprattutto, per la sua sottile ed arguta megalomania.

 Sì, perché aggirarsi per le dieci sale allestite in onore dell’incisore-pittore-orafo di Norimberga significa anche divertirsi a contare in quante opere egli compaia, come personaggio nascosto tra i partecipanti a una festa religiosa che ci guarda sorridente e ironico in un angolo della scena ("La festa del Rosario"), come adorante in incognito tra i Magi al cospetto di Gesù Bambino ("L’adorazione dei Magi"), per non parlare delle raffigurazioni del Cristo che quasi si confondono con l’immagine del suo celebre autoritratto. Durer è in tutte le sue opere: con la precisione del tratto e l’attenzione spasmodica per il dettaglio più infinitesimale, vezzo da orafo, che cesella finemente qualsiasi soggetto come lavorasse ad intarsio nell’oro; con le simbologie spacciate come sacre e in verità dissacranti (Eva con un corpo ben più maschile di quello di Adamo, scene bibliche ricontestualizzate in paesaggi mitteleuropei e ricche di rimandi ad opere antecedenti, personaggi evangelici vestiti con abiti medioevali…); con il costante riferimento all’alchimia, al viaggio, all’essere faber fortunae suae, che fanno di lui un uomo del suo tempo oltre che un talento indiscutibile e un simbolo del Rinascimento.
Dalle sue tele passano sogni, paure, paesaggi, convinzioni e valori di un’epoca fervida e moderna, che rielabora il classicismo eppure lo arricchisce di nuovo senso, che si interroga alla scoperta della propria identità e attraversa tante terre diverse creando snodi artistici e contaminazioni stilistiche sempre prolifiche. Durer dialoga con disinvoltura con il potere temporale (fondamentale il suo rapporto con l’imperatore Massimiliano) e con quello spirituale (rileggendo le icone pagane alla luce di quelle cristiane, come ad esempio ne "La famiglia del Satiro"), inoltre interpreta con i suoi ritratti i volti dei più illustri ed eminenti personaggi della sua epoca, come nel dipinto raffigurante Jakob Fugger, della famiglia di banchieri più potenti del mondo di allora.

La mostra si articola per aree concettuali, ciascuna dedicata ad un singolo aspetto della pittura dureriana (Durer e il ritratto italiano, Durer e l’antichità classica, Durer e l’uomo e la natura, Durer pittore religioso, Durer e l’imperatore Massimiliano), con confronti tra le opere dell’artista e quelle di altri suoi ispiratori, o da lui ispirati. Questi ultimi prendono il sopravvento nelle ultime cinque sale, dove la pittura di Durer diventa elemento di citazione colta nei quadri dei vari Carracci, Maratta, Caravaggio e molti altri.

Dulcis in fundo, proprio prima di andare via -a ripagarci della piccola delusione di non aver potuto ammirare anche il già citato, notissimo, Autoritratto- ecco apparire piccola e discreta l’opera probabilmente più suggestiva e rappresentativa dell’impenetrabilità del talento di Durer: la stupenda "Melencholia".

Melencholia è la più completa espressione dello stato d’animo dell’uomo rinascimentale, dell’uomo come Durer, che si considera al centro di un mondo che vuole capire fino a distillarne il senso profondo. Fino a trovare quell’Oro che tutti gli alchimisti cercano di trarre dai metalli grezzi, da ciò che è bruto, dalla vita nella semplicità con la quale si offre. La ricerca alchemica ha un valore ontologico intrinseco, che segna l’approccio degli uomini alla vita e al mondo in quel preciso momento storico. E come poteva Durer, da uomo perfettamente calato nel suo contesto, da viaggiatore instancabile, da Ricercatore nel senso pieno della parola (e da orafo, con un debole più o meno accentuato per il Bello e il Prezioso) non essere affascinato dal mondo dell’Alchimia? La melencholia è lo stato d’animo di chi vuole penetrare il significato della realtà, e lo dimostra l’espressione accigliata della pensatrice, illuminata dal sole nero della conoscenza. Un riassunto perfetto dei valori di un secolo splendente, teso, concitato. Produttore di sapienza e di modernità che influenzeranno tutto il tempo a venire.

La mostra "" sarà visitabile fino al 10 Giugno 2007.
Il prezzo del biglietto è di 10 Euro per l’intero, di 7,50 per il ridotto.
Orari della mostra: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30.

Francesca Giuliani

 

[12-03-2007]

 
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