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Jesus Christ superstar

Ritorna al Sistina il celebre musical di Webber & Rice per la regia di Massimo Romeo Piparo

E', insieme a “Tommy” degli Who, l'opera rock più celebre di sempre. Nel 1970 Andrew Lloyd Webber e Tim Rice presentarono “Jesus Christ Superstar” al pubblico, tre anni dopo l'opera divenne un film diretto da Norman Jewison. Entrambe le versioni, quella per il teatro e la trasposizione cinematografica, ebbero grande fortuna tra molte polemiche. Sono passati 40 anni da quel grande successo, mai interrotto, e come prevedibile si moltiplicano gli omaggi in tutto il mondo.

L'Italia non fa eccezione, dal 19 ottobre al 14 novembre il musical avrà un suo adattamento presentato al Teatro Sistina di Roma, firmato da Massimo Romeo Piparo. A vestire i panni di Gesù è Paride Acacia, in quelli di Giuda Matteo Becucci, vincitore del talent show X-Factor. A interpretare Pilato è invece il cantautore Mario Venuti, nel ruolo di Maria Maddalena troviamo Simona Bencini (già voce dei Dirotta Su Cuba). Max Gazzé fa Erode. Nella versione italiana, durante la flagellazione di Cristo vengono proiettate immagini di altri "martiri" del nostro tempo, da Martin Luther King ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino La Planet Musical  è stata la prima produzione italiana a poter mettere in scena “Jesus Christ Superstar”: l’unico ad avere avuto il riconoscimento del Vaticano. Dopo 11 stagioni consecutive di repliche ed oltre 1.000.000 di spettatori, più di 100 artisti si sono alternati nel cast, memorabile edizione nel 2000 con Carl Anderson. Nel ricordo del grande interprete di Giuda, a 5 anni dalla sua prematura scomparsa, in esclusiva nei teatri che ospitano lo spettacolo, viene proiettato il video “So Long Judas” con inediti brani, interviste e immagini che ricordano la partecipazione di Carl all’allestimento di Piparo.

Grande successo a partire dal 1970,“Jesus Christ Superstar” rappresentò dunque in chiave hippy ribelle e pacifista l'ultima settimana di vita di Cristo. Furono molte le proteste degli integralisti religiosi per come veniva ritratto Gesù nei testi dell'opera rock, secondo una impostazione che ne esaltava l'umanità, ridimensionandone la natura divina. Molti altri non gradirono di vedere il Messia (ancora di più nella versione cinematografica dove al posto di Ian Gillan dei Deep Purple compariva Ted Neely) in panni hippy. Il successo fu comunque confermato e arriva fino ai nostri giorni, dove forse il film paga un po' l'ambientazione post-sessantottina ma il disco continua a sprigionare il suo fascino.

[21-10-2010]

 
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