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Maricica: la voce della gente

Alla stazione metro di Anagnina fiori e messaggi ricordano l’infermiera romena

A distanza di giorni, sul luogo dove Maricica Hahaianu è stata colpita con un pugno da Alessio Burtone, rimangono fiori, candele, messaggi attaccati su una delle tante colonne rosse della stazione metro di Anagnina. 
Molta la gente che passa ogni giorno, così come era tanta la gente quel venerdì 8 ottobre, quando Maricica è caduta a terra dopo il colpo del ventenne romano.

“È disarmante che una persona possa morire così. Da quello che si vede nelle immagini non si è capito il perché del sollevamento della rabbia che c’è stato tra i due” dice un ragazzo di Catania di fronte alla colonna con i fiori. Accanto a lui, un suo amico aggiunge: “Qualsiasi tipo di violenza è qualcosa che non dovrebbe esistere mai.”

Più o meno le stesse parole di un giovane romano, che dice: “Non doveva succedere. Speriamo che sia fatta giustizia”. Per lui Alessio è un violento, lo dimostra il fatto che non era la prima volta che il giovane aggrediva una persona.

In molti si fermano, riconoscono il posto visto in televisione. Leggono i messaggi. La maggior parte sono in romeno, ma ce ne è anche uno attaccato dagli amici di Alessio, un foglio appiccicato più in alto degli altri su cui è scritto che “gli amici di Alessio si scusano per i caratteri usati nello striscione interpretati male ai fini di nessuno scopo politico e razzista. Le più sentite condoglianze.”

Una anziana signora dice: “La violenza non l’ammetto in nessun caso. Anche se hanno litigato poteva darle uno schiaffo, tutto là. Però così è troppo, troppo…”
Un romeno aggiunge: “Questo fatto è il risultato di una politica di razzismo, di questo virus che sta ammalando questo paese”.

Ma al di là della richiesta di giustizia, delle responsabilità della società civile, il sentimento che prevale è sgomento. “Non doveva succedere. Non lo so, non ci sono parole...” dice una ragazza. “Io sono passata qua per vedere. Però…” Non sa come finire la frase. Scuote la testa e basta.

Antonio Scafati

[20-10-2010]

 
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