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Fair Game

di Doug Liman. Con Naomi Watts, Sean Penn

di Flavia D'Angelo

Valerie Plame vive con il marito, l’ex ambasciatore Joe Wilson, e i due figli nei sobborghi di Washington. Formalmente impiegata presso una società d’investimenti, Valerie in realtà è un agente della CIA. Alla vigilia dell’inizio della Seconda Guerra del Golfo, mentre l’amministrazione Bush è freneticamente impegnata a trovare prove a sostegno della decisione di attaccare l’Iraq, Joe scrive un articolo in cui rivela come le fonti del Governo siano state manipolate. L’incredibile reazione è una “fuga di notizie” che rivela il coinvolgimento di Valerie nella CIA e che precipiterà la sua famiglia in un complotto surreale.

Sceneggiato dai fratelli Butterworth, FAIR GAME è tratto dall’omonimo libro autobiografico di Valerie Plame e da “The Politics of Truth” del marito Joe. I coniugi Wilson hanno vissuto una vicenda talmente inquietante e paradossale da rendere quasi obbligato il passaggio hollywoodiano. L’intelligente scelta del cast punta sulla coppia Naomi Watts - Sean Penn, garanzia d’interpretazioni qualitativamente lontane anni luce da quelle degli instant-movies.

La particolarità del film di Doug Liman sta, infatti, nella capacità di riuscire a suscitare scandalo – in un mondo che dimentica in fretta – a distanza di anni dagli eventi. Liman riesce a sviluppare un discorso coerente sulla manipolazione e le responsabilità individuali senza perdere mai il ritmo del racconto, nutrito da una notevole dose di violenza verbale. Senza che nel film vi sia mai un accenno di volgarità, le parole (siano informazioni, velate minacce, richieste di aiuto) sostituiscono l’azione propriamente fisica, stringendo progressivamente il cerchio intorno ai protagonisti, senza far rimpiangere i precedenti lavori di Liman THE BOURNE IDENTITY e THE BOURNE ULTIMATUM.

La sceneggiatura dei già citati Butterworth è ugualmente abile a catturare l’attenzione dello spettatore non puntando sul disvelamento del classico “doppio intrigo”, le cui vicende sono ben note, ma sull’inesorabile caduta degli eventi verso un punto di non ritorno. In un continuo scambio di punti di vista tra Valerie e Joe la dimensione umana del dramma familiare non rallenta il film ma lo arricchisce di una complessità che dimostra tutto il valore della formula hollywoodiana del film di impegno civile.
 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - liman - penn - watts
 

[18-10-2010]

 
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