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Passione

di John Turturro. Con Mina, Massimo Ranieri, Lina Sastri

di Flavia D'Agelo

PASSSIONE – UN’AVVENTURA MUSICALE è un viaggio a 360° nella canzone napoletana, dalla tradizione melodica ottocentesca alle sperimentazioni di Renato Carosone. Attraverso interpretazioni fedeli dei classici napoletani e contaminazioni moderne, l’italo-americano Turturro guida lo spettatore in una panoramica “a volo d’uccello” su una città sterminata e traboccante di musica.

Il cast raccoglie nomi noti e meno noti della tradizione musicale partenopea: tra Peppe Barra e Pino Daniele il film conta sulle voci (e i volti) straordinari di Misia, Gennaro Cosmo Parlato e molti altri. Mai come in questo caso agli esecutori è richiesto di interpretare brani che sono anche pezzi di teatro: si prestano alla “sceneggiata” anche l’americano Max Casella e il siciliano Fiorello. Turturro percorre le vie di Napoli scoprendo poco a poco un patrimonio di musica e parole ancora vivo tra i suoi abitanti, che si prestano con naturalezza a interpretare a loro volta brani tradizionali.

In questa appassionante antologia musicale dispiace notare la mancanza di un filo conduttore, di un discorso coeso che trasformi il ribollire di passione e ritmo in un caos ragionato. Si accenna appena alla grande forza alla base della canzone napoletana, ossia l’essere rimasta legata più a lungo di qualsiasi altra all’ambiente sociale da cui nasce. Nella sua panoramica su un mondo magmatico Turturro scivola involontariamente nell’antologia pura, priva di significatività al di là delle splendide ed emozionanti esecuzioni musicali. L’affascinante capacità di rinnovarsi della canzone napoletana è assunta come dato di fatto, la sua vitalità accettata con stupore e ammirazione. Scivolano così via spunti preziosi come l’osservazione del vecchio discografico che “una volta la gente si sceglieva le sue canzoni”, in contrapposizione all’onnipresenza e alterità della musica che oggi ci è venduta.

Una nota di merito va alla fotografia di Marco Pontecorvo che lavora sulla luce irreale di certi scorci di Napoli per costruire un’atmosfera sospesa, palcoscenico perfetto per l’ambientazione senza tempo delle storie raccontate. Le inquadrature dipingono un mondo surreale nel suo iper-realismo, in cui s’inseriscono coreografie ragionate e semplici allo stesso modo. Purtroppo l’esito finale è un incontro di musica, immagini (molto usate quelle di repertorio dell’ingresso degli Americani in città nel 1944), volti e storie che, pur vitali in sé, non sfuggono alla crudele regola per cui a volte l’insieme è diverso (e in alcuni casi inferiore) alla somma delle singole parti.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - turturro
 

[18-10-2010]

 
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