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E' morta Maricica Hahaianu, la romena colpita in metrò

per Burtone si configura il reato di omicidio preterintenzionale

Maricica Hahaianu Neanche un miracolo poteva salvare Maricica Hahaianu, le condizioni della romena, colpita con un pugno dopo una banale, ad una settimana esatta dall’aggressione si erano improvvisamente aggravate. Alle 22:00 circa il decesso, quando i medici dopo sei ore di assenza di attività cerebrale, hanno deciso di staccare i macchinari che tenevano in vita la romena, ma ormai non c'era nulla da fare.

L’ultimo bollettino medico delle 12:00 già non lasciava spazio a nessuna speranza e parlava di "assenza di attività cerebrale".

Sin dalle prime ore della mattina i familiari, gli amici e i colleghi sono stati vicini a Maricica, anche se incosciente e hanno cercato di confortare il marito. L’uomo è stato seguito costantemente da un equipe di psicologi ed chiaramente sottochock dopo l’improvviso peggioramento delle condizioni della moglie: i due in Romania hanno un bimbo di tre anni.

In mattinata, oltre all'avvocato della famiglia Hahaianu, Alessandro Di Giovanni, anche l’ambasciatore di Romania Victor Rusu e il sindaco Gianni Alemanno hanno fatto visita a maricica e ai suoi familiari.

Adrian, il marito della romena aggredita, "è consapevole che non c'è nessun risentimento di tipo razziale o di intolleranza. C'è solo risentimento verso un pazzo che ha fatto questo gesto". Ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno uscendo dal Policlinico Casilino di Roma "Ho detto ad Adrian - ha proseguito Alemanno - che il Comune vuole contribuire a tutte le spese, sia che faccia i funerali a Roma, sia per la traslazione della salma. Vogliamo essere vicini a questa persona". Alemanno ha specificato che l'infermiera romena in coma "come ci ha raccontato il merito, era un'ottima persona: quando la sera tornava raccontava la sua opera di infermiera. Era una persona seria e dedita. Positivamente impegnata".ù

CARCERE PER L'AGGRESSORE - La Procura di Roma chiederà al gip l'aggravamento della misura cautelare, ossia il trasferimento in carcere, per Alessio Burtone. Appresa la notizia del carcere, Burtone ha detto al suo legale Fabrizio Gallo di "aver paura di tornare in prigione. Non volevo fare del male e provocare la morte di nessuno: sono profondamente pentito di quello che ho fatto".

La famiglia dell'aggressore - Alessio Burtone, romano di 20 anni- ha inviato una lettera di scuse ai familiari della donna, che però hanno rifiutato di accoglierla. Per Burtone si configura il reato di omicidio preterintenzionale.
 
 

[15-10-2010]

 
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