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Lo Zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti

di Apichatpong Weerasethakul. Con Natthakarn Aphaiwonk, Sakda Kaewbuadee

di Rosario Sparti

Lo zio Boonmee, gravemente malato ai reni, decide di trascorrere i suoi ultimi giorni di vita nella casa in campagna, assistito da alcuni membri della famiglia. Da assiduo praticante dello yoga, l’uomo intuisce che la malattia è legata al suo karma negativo dovuto all’uccisione, in passato, di troppi comunisti. All’improvviso riceve la visita della moglie morta, sotto forma di fantasma, e poi del figlio creduto perduto, ormai diventato un uomo scimmia perché per 15 anni ha vissuto nella foresta. Sperando di entrare in contatto con le sue vite passate, Boonmee si reca poi in una grotta.

Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes, il lungometraggio del video artista thailandese Apichatpong Weerasethakul è un viaggio animista sulla riconciliazione dell’anima attraverso la celebrazione del rito dell’ultimo passaggio. In una storia di redenzione e morte il regista attraverso uno stile ipnotico riesce a catturare immagini di rara bellezza e suggestione, creando uno stile visivo originale.

Purtroppo a non convincere è tutto ciò che trascende dal fascino delle immagini, dal ritmo cadenzato fino ad essere soporifero allo spiritualismo votato ad un integralismo panico dove natura e uomo si fondono intrinsecamente. C’è l’impressione di trovarsi davanti a un'opera che ha poco da dire e lo fa attraverso soluzioni che strizzano l’occhio da un lato a certa filosofia new age e dall’altro a certa cinefilia festivaliera sempre pronta a meravigliarsi di fronte alla noia.

Questo viaggio circolare tra la vita e la morte, tra karma e redenzione regala una impressione di approssimazione e furbizia, cercando di vendere all’Occidente filosofia a buon mercato. Alla fine della visione l’unica massima utile che se ne ricava è che uccidere i comunisti fa male.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[14-10-2010]

 
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