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Immagini di una rivoluzione

Al Palazzo delle Esposizioni una mostra fotografica sui cruciali avvenimenti politici in Messico dal 1910 al 1920

Di Giuseppe Duca

Riunisce un'inedita selezione di fotografie sulla Rivoluzione messicana la grande mostra che a Palazzo delle Esposizioni racconta la storia dei cruciali avvenimenti politici e dei movimenti armati avvicendatisi nel Paese dal 1910 al 1920.
Intitolata “Mexico. Immagini di una rivoluzione”, la rassegna presenta 179 immagini in bianco e nero, provenienti da numerosi fondi archivistici della Fototeca Nazionale dell'Inah (Instituto Nacional de Antropologia e Historia di Città del Messico).

La Rivoluzione messicana è stata la prima grande rivolta sociale del mondo moderno e nacque come movimento politico teso all'instaurazione di una vera democrazia che prevedesse la partecipazione dei contadini nella spartizione e nello sfruttamento delle terre. La vertiginosa modernizzazione del Paese prodotta dalla dittatura di Porfirio Diaz (1876-1911), si era infatti fondata sulla continua espansione delle grandi proprietà terriere e aveva obbligato centinaia di migliaia di contadini a convertirsi in peones, salariati senza alcun potere, o a emigrare nelle città alla ricerca di miseri impieghi. Le profonde differenze di classe si andarono così sempre più accentuando, generando, con l'impossibilità da parte del ceto
contadino di ottenere dal governo qualsiasi forma di compensazione politica, lo scatenarsi di una guerra cruenta che si concluse soltanto nel 1920.

La mostra prende in esame tutte le fasi di questo lungo conflitto, mettendo a fuoco di volta in volta le diverse esperienze sottese dalle tragiche vicende della storia rivoluzionaria. Costruita sulla base di un criterio cronologico, la rassegna (suddivisa in 11 sezioni) restituisce l'immagine romanzesca dei grandi caudillos, ma soprattutto riscatta la rappresentazione del quotidiano e i processi sociali innescati dalla Rivoluzione. In particolare sono analizzate, tra le altre, le figure di Francisco Madero, che capeggiò la rivolta che dette inizio al movimento, di Emiliano Zapata, il leader più radicale e al tempo stesso il più conservatore della lotta armata, di Pancho Villa, che con Zapata rappresentò la figura di massimo riferimento per i ceti più umili della popolazione coinvolti nella Rivoluzione.

[12-10-2010]

 
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