Giornale di informazione di Roma - Lunedi 11 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Teatro Roma
 
» Prima Pagina » Cultura Roma » Teatro Roma
 
 

Othello, tamburi a Cipro

Dal 12 al 24 ottobre e dal 02 al 07 novembre al Teatro San Paolo

Debutta al Teatro San Paolo "Othello tamburi a Cipro"  di William Shakespeare nella versione dinamica, avvolgente ed affascinante della regista Ester Cantoni. Questa emozionante pièce inaugura la stagione del delizioso spazio teatrale nel quartiere Ostiense aperto la stagione scorsa.

Lo spettacolo, interpretato da Giuseppe Renzo, Patrizia Grossi, Daniele Biagini, Carmine Balducci, Alkis Zanis, Annachiara Mantovani e Marco Mattiuzzo, con le musiche  originali di Bruno Ilariuzzi è una tra le più grandi tragedie del Bardo, presentata qui in una edizione suggestiva dove l'incalzante ritmo dei tamburi trasporta lo spettatore in una dimensione fatta di guerra, morte e passioni. Othello prende vita quando i tamburi iniziano a suonare.

Dopo le “ Shakespeare’s Comedy” “Sogno di una notte di mezza estate”, “Molto rumore per nulla”, “Pene d’amor perdute” e “La bisbetica domata”, e le “Shakespeare’s Tragedy” “Amleto”, “Giulietta e Romeo” e “Riccardo III”, la Compagnia dei Borghi prosegue il percorso su queste ultime mettendo in scena un testo con l’intento di cogliere nelle angosciose vicende regalateci dal bardo le cause dello smarrimento dell’essere e del declino umano. Otello che rappresenta l’iconografia della gelosia, in realtà racchiude in sé tutti gli elementi della perdizione dell’Io. In questa messa in scena, Otello non appare né vecchio né nero lasciando volutamente in secondo piano la questione senile e razziale. Otello, il Moro, è un guerriero straniero integrato nella nobile e colta Venezia, stimato nella Repubblica per le grandi doti militari e da ciò il suo invio a Cipro per risolvere la guerra contro gli Ottomani. Egli, che appare grande stratega di battaglia e combattimenti, solido e rapido nelle decisioni in campo e in mare, esperto ed attrezzato ad affrontare il nemico, subirà una metamorfosi, in seguito all’abile trama ordita da Jago, tale da diventare sanguinario carnefice dell’amore. Nel “giustiziare” Desdemona egli in realtà verrà indotto a uccidere l’idea stessa dell’amore, ma quando l’atto sarà compiuto questa visione romantica si adempirà in toto perché Otello non può vivere senza Desdemona, ovvero senza l’amore. Suicidandosi dimostrerà a Jago che l’amore è più forte dell’odio.

Se Otello e Desdemona sembrano vivere in una dimensione di Amore totale come comprensione dell’altro  (così esposta da Otello nel monologo al Doge), in realtà il rapporto appare già dall’inizio facile preda per Jago, perché mentre Desdemona ascolta Otello, lui è meno attento ad ascoltare lei. Ed è qui che s’inserisce il personaggio di Jago, che si farà con forza e astuzia ascoltare dall’ingenuo Moro. Jago, astuto e malvagio, tende una trappola perfetta ad Otello e muove tutti gli altri personaggi (Desdemona, Cassio, Emilia, Roderigo, Montano) come pedine su una scacchiera. Jago mosso da un intento di vendetta e di gelosia, inizia a mettere in moto il suo piano: portare Otello a sospettare che la moglie gli sia infedele.

Il drammaturgo sposta poi l’azione con l’espediente della guerra a Cipro, un’isola che come un nuovo palcoscenico, si trasformerà presto in una gabbia sacrificale. Cipro è il luogo dell’isolamento, è il limite oltre il quale nessun personaggio può spingersi, ma anche il posto ideale per le macchinazioni e gli intrighi di Jago: lì screditerà il luogotenente Cassio con un espediente fino a farlo degradare dal Moro, lì riuscirà ad insinuare prima il dubbio poi a costruire la certezza che Desdemona sia l’amante del luogotenente, e lì riuscirà a portare Otello alla disperazione omicida.
Il vero passaggio drammaturgico cruciale per cogliere il mutamento nell’animo di Otello sarà quello nella scena della perdita del famoso fazzoletto, che egli come pegno d’amore aveva regalato alla consorte e che Jago lascerà nella camera di Cassio. Ogni mossa che Jago compirà in questo suo procedere scellerato è anticipato da una sorta di confidenza, che egli propone al pubblico a volte carica di odio a volte di compiacimento a volte di giustificazioni. Ma seppur il personaggio dichiari il suo odio verso il Moro più volte non è del tutto chiaro il movente.

L’opera, è stata suddivisa nel suo adattamento in sette quadri: l’antefatto; l’arrivo a Cipro; la festa; il sospetto; Bianca; le accuse; le morti. L’alternanza di questi quadri viene scandita ogni volta dal ritmo dei tamburi e da musiche con sonorità orientali che accompagnano con efficacia il pubblico verso il tragico epilogo. L’idea di allestire “Otello” creando un’atmosfera cupa e carica di presagi è stata realizzata attraverso una scenografia essenziale, un utilizzo delle luci particolarmente suggestivo e un gioco di controscene veloci, dove rapido e inarrestabile è il precipitarsi degli eventi.
La recitazione naturalistica, unita all’energia fisica degli attori, permette di realizzare a livello interpretativo un "Otello" dinamico, moderno, avvolgente ed coinvolgente.

In scena dal 12 al 24 ottobre e dal 2 al 7 novembre.  

Il Teatro San Paolo è in Via Ostiense 190. Per ulteriori informazioni: 06 / 59606102. 

[09-10-2010]

 
Lascia il tuo commento