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Blitz anti prostituzione della polizia

in manette otto romeni

Non potevano neppure fare una pausa, andare a mangiare un boccone, fare i propri bisogni: la banda criminale che la squadra mobile e la polizia municipale hanno sgominato dopo 8 mesi di indagini imponeva alle prostitute di non fermarsi se non dopo aver guadagnato 500 euro. Altrimenti erano botte. L'organizzazione addirittura imponeva il pizzo alle prostitute di altre organizzazioni per esercitare su quelli che erano diventati i “loro” marciapiedi.

Trattate come schiave, le ragazze erano reclutate in romania con promesse di un lavoro ben diverso da quello che erano poi costrette ad esercitare sui marciapiedi di via laurentina e ardeatina come veniva loro ordinato, a suon di schiaffi, dal grande capo: così si faceva chiamare il 36enne romeno che aveva messo in piedi un'organizzazione tanto ignobile quanto scrupolosa nel fare i conti in tasca alle ragazze costrette a prostituirsi: prima di consumare un rapporto bisognava avvisarlo con un sms, altrimenti botte; se la quota giornaliera non veniva raggiunta, botte. Se non si pagava anticipatamente quella mensile, botte. Alla fine una delle ragazze ha trovato il coraggio di denunciare.

"Le ragazze pagavano tutto, spiega il capo della squadra mobile Vittorio Rizzi. Erano costrette a pagre l'abitazione, il marciapiede dove si prostituivano, pagavano la benzina dell'auto che le accompagnava e perfino l'usura degli pneumatici, insomma alla fine a loro non restava niente".

Terminate le indagini è scattato il blitz la scorsa notte: il risultato dell'operazione è di otto arrestati, tutti romeni, tra cui tre donne una delle quali è la moglie del capo, nella cui casa è stato trovato anche un revolver con il colpo in canna

[08-10-2010]

 
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