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La pecora nera

di Ascanio Celestini. Con Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi

di Flavia D'Angelo

Nicola è nato nei “favolosi Anni Sessanta” ma dei decenni successivi ha conosciuto ben poco. Abbandonato in manicomio fin da bambino, ha costruito la sua quotidianità all’interno di una struttura bonariamente repressiva. L’incontro casuale con l’ex compagna di scuola Marinella lo spingerà a confrontarsi con la sua condizione.

Opera prima di Ascanio Celestini – tratta dal suo libro omonimo – LA PECORA NERA può contare su una triade di sceneggiatori di tutto rispetto. Oltre al regista, firmano soggetto e sceneggiatura Ugo Chiti e Wima Labate. Celestini affida il suo esordio anche alle mani esperte del direttore della fotografia Daniele Ciprì e ad un cast di alto livello formato, tra gli altri, da Giorgio Tirabassi e Maya Sansa.

La “condizione manicomiale” - di cui tanto si è scritto a ogni livello - è per l’autore un (lecitissimo) spunto letterario, più che sociale. In effetti, il materiale che Celestini - scrittore - consegna a Celestini - regista - è decisamente sopra la media ma – ed è qui che il film trova il suo ostacolo maggiore – è un materiale intrinsecamente letterario. La scelta compiuta nell’adattamento del testo non va nel senso di modellare la parola scritta sull’immagine, bensì il contrario: le immagini sono usate per accompagnare il testo, scelta interessante ma riuscita a metà. La sensazione prevalente è che il mondo della PECORA NERA sia popolato di matti afasici o loquacissimi, di suore e commesse e bambini sottoposti a un curioso fenomeno di possessione verbale, in cui la voce che risuona è sempre e solo quella dell’autore.

La decisione di creare un’uniformità di fondo tra i vari linguaggi è forse voluta, in quanto per il protagonista l’unica prospettiva è quella individuale e, come tale, aliena rispetto ai linguaggi degli “altri”, ma sul rischio rappresentato da questa base di ambiguità – che rischia di  portare lo spettatore al cortocircuito basato sulla sovrapposizione tra autore/attore/personaggio – cade una regia che, seppur adeguata a un esordio, non riesce a dare al film un ritmo continuo. LA PECORA NERA, pur essendo un film valido e interessante nel panorama italiano, soffre di un disequilibrio di fondo tra parola e immagine che, in autori più maturi, può generare capolavori. Per questa volta, Celestini lascia la sensazione di aver lavorato a un (interessante) esperimento registico più che ad una vera sperimentazione sul rapporto tra parola e filmato. Alla prossima.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[06-10-2010]

 
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