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Priebke, il crimine dell'indifferenza

si riaccendono le polemiche

di Simone Chiaramonte

L'ultima pagina della controversa storia umana e giudiziaria di Erich Priebke non è ancora stata scritta. L'ex ufficiale delle SS, condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine e in stato di detenzione domiciliare nella casa romana del suo avvocato, gode da circa un anno di alcuni benefici che gli consentono di uscire "per fare la spesa, andare a messa, in farmacia e far fronte a quelle che il codice definisce indispensabili esigenze di vità". Lo ha confermato all'Ansa il suo legale Paolo Giachini.

Prima prosciolto poi condannato all'ergastolo - Priebke fu arrestato in Argentina nel 1994, paese in cui era fuggito, e l'anno succesivo estradato in Italia: a Roma nel 1996 il Tribunale militare lo prosciolse "essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione", ordinandone l'immediata scarcerazione. Di fronte alla reazione burrascosa scoppiata in aula e nel Paese, il governo italiano intervenne per rassicurare che l'ex ufficiale non sarebbe stato liberato. Di fronte all'annullamento della sentenza da parte della Corte di cassazione, un nuovo giudizio della Corte d'appello militare decise per l'ergastolo.

I domiciliari e il permesso di uscire - Concessa da subito la detenzione domiciliare, nel giugno 2007 Priebke ottenne dal tribunale militare di sorveglianza il permesso di lavoro esterno dai domiciliari: un provvedimento che suscitò molte polemiche e che fu prima sospeso dal giudice e poi annullato dalla Cassazione. Dal 2009, si viene a sapere oggi, gli è concesso uscire di casa "per fare la spesa, andare a messa, in farmacia" e affrontare "indispensabili esigenze di vita". Precisa l'avvocato Giachini: "La persona che si interessa di Priebke, facendogli la spesa e provvedendo ad altre incombenze, da tempo non può più farlo per motivi di salute e dunque abbiamo chiesto al Tribunale militare di sorveglianza semplicemente di applicare quanto prevede la legge".

La presa di posizione di Montanelli - In merito alla vicenda Priebke, Indro Montanelli il 27 ottobre 1996 scrisse: "Quando fu celebrato il primo, quello di cinquant' anni fa, che si concluse con la condanna all' ergastolo di Kappler e l' assoluzione di tutti i suoi collaboratori (implicitamente compreso il contumace Priebke, di cui non venne mai fatto nemmeno il nome), il pubblico, composto in stragrande maggioranza dai familiari delle vittime, che portavano ancora il lutto di quel recentissimo massacro, applaudi' la sentenza. Come mai il dolore di quella strage e' riesploso con tanta violenza in familiari che probabilmente non lo vissero, lo hanno soltanto ereditato dai loro genitori e nonni?".

Nello stesso articolo Montanelli aggiunse: "Ma fosse anche, questa esplosione, genuina (cosa di cui, a cinquant' anni dai fatti, dubito assai), trovo vergognoso, e segno di codardia, che un tribunale, civile o militare che sia, si lasci dettare la condotta dalla cosiddetta "giustizia del popolo", che e' sempre la negazione della Giustizia vera, dalla condanna a morte di Socrate a quelle delle streghe di Harlem e delle tricoteuses del Terrore francese. E, per la stima che ho degli ebrei, mi stupisco di vedere all' avanguardia di questa aberrazione la Comunita' israelitica di Roma".

Pochi mesi dopo Montanelli fece però delle importanti precisazioni: "Ora il patronato di Priebke e' stato assunto da un gruppo di persone che pretenderebbero fare di lui una specie di Eroe del Dovere e delle Ardeatine un encomiabile episodio di giusta Giustizia. Con queste persone io non intendo mescolarmi perché con esse non ho nulla in comune. Secondo me, la strage delle Ardeatine fu, e resta, un'infamia. Quanto a lui, Priebke, non lo considero affatto un eroe, ma un pover'uomo che, avendo commesso da giovanissimo l'errore (non considerato tuttavia delitto da nessun tribunale) di arruolarsi in una Milizia che non concedeva nessuna scappatoia all'esecuzione anche degli ordini piu' efferati, ebbe poi la disgrazia di ricevere, e quindi di dover eseguire, uno di questi ordini".

La "banalità del male" della Arendt - Una disgrazia che Hannah Arendt in altre circostanze definì "banalità del male", eseguita dal cittadino comune, dalla persona "normale", che non riflette sulle regole ma le applica incodizionatamente, che si comporta dunque come un ingranaggio di una macchina. Ed in "Responsabilità sotto la dittatura" la filosofa tedesca aggiunse: "Coloro che sembrano solo obbedire al leader, in effetti, lo sostengono, sostengono lui e la sua impresa; e senza questa obbedienza egli non potrebbe fare alcunché, resterebbe impotente".
 
TAG: priebke
 

[05-10-2010]

 
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