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Muore dopo 36 giorni di agonia

la Procura indaga per omicidio colposo

E’ morto dopo un’agonia di 36 giorni, Virgilio Nazzari aveva 52 anni ed era stato ricoverato lo scorso 16 agosto per l’asporazione di un rene. Nel primo intervento a cui è stato sottoposto qualcosa sarebbe andato storto e il chirurgo dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli avrebbe chiuso l’arteria mesenterica superiore anziché quella renale.

Da qui è iniziato il calvario del 52enne, la chiusura dell’arteria mesenterica ha provocato un processo di necrosi irreversibile, l’uomo è stato sottoposto ad altri cinque interventi, gli è stato asportato l’intestino, la milza, la colecisti e il pancreas, tutti organi necrotizzati per la chiusura dell'arteria. Giovedi’ scorso, dopo 36 giorni di forti dolori, Virgilio Nazzari è deceduto e i parenti hanno sporto subito denuncia.

Secondo gli avvocati della famiglia Nazzari “L’aver chiuso erroneamente l’arteria che irrora organi vitali ha comportato un processo necrotico irreversibile che ha condotto alla morte il 52enne”. La procura di Roma, dopo la denuncia dei familiari, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L'indagine, al momento, sarebbe ancora contro ignoti. L'autopsia, secondo quanto confermato anche dagli avvocati della famiglia della vittima, confermerebbe che nel corso del primo intervento, effettuato per la rimozione di un rene, sarebbe stata chiusa l'arteria sbagliata.

LA REPLICA DELL'OSPEDALE - "All'atto operatorio il tumore si estendeva oltre i confini della capsula renale. La nefrectomia è stata eseguita in condizioni di elevata complessità tecnica e in presenza di imprevedibili e contestuali anomalie vascolari". È quanto fa sapere l'ospedale San Pietro di Roma, riguardo alla morte di Virgilio Nazzari. L'ospedale riferisce che l'uomo "era stato ricoverato dalla metà del mese di agosto per carcinoma renale per il quale si prevedeva necessario intervento chirurgico. Sono subentrate durante il decorso clinico ulteriori complicanze di natura vascolare che, a cascata, hanno determinato la necessità di successivi interventi ma non risolutivi".

AIUTI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA' - "Prima di esprimere giudizi su casi singoli di tale drammaticità -spiega Fernando Aiuti, presidente della commissione Sanità di Roma Capitale - è non solo opportuno ma indispensabile essere cauti e ponderare il quadro clinico complessivo, conoscendone nel dettaglio ogni particolare. Proprio perchè ci si trova di fronte ad interventi di grande complessità, infatti, non si può condannare l’operato di una intera struttura sanitaria e di una specifica equipe medica senza una approfondita conoscenza di molteplici aspetti medico-sanitari".

[29-09-2010]

 
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