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Vittoriano: mostra dedicata a Fausto Coppi

Il campionissimo è tornato

Di Giuseppe Duca

C'é la maglia azzurra della Bianchi, quella rosa del Giro del '40, il casco indossato al Vigorelli nel '42 nella prova per conquistare il record mondiale e la sua bici da pista. E ancora lettere dei fan, ritagli di giornali, filmati, tantissime foto, gli scoop del suo amore con la Dama Bianca e i titoli di copertina con il drammatico annuncio della sua morte. Il mito del Campionissimo, il corridore più veloce dell'epoca d'oro del ciclismo, atleta tra i più popolari di tutti i tempi e mito di generazioni di italiani, Fausto Coppi (Castellania 1919- Tortona 1960) rivive oggi nelle sale del Vittoriano con la mostra che ne celebra gioie e dolori nel cinquantenario della sua morte.

“Fausto Coppi - Il campionissimo”, questo il titolo del viaggio tutto in “volata” delle sue molte vittorie e di qualche drammatica sconfitta, che rimarrà aperto fino al 31 ottobre e che è stato inaugurato alla presenza del ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, del sottosegretario Francesco Maria Giro e del direttore generale per la Valorizzazione dei Beni Culturali Mario Resca. "La cultura italiana è fatta anche di questi personaggi, che hanno segnato la nostra storia e contribuito allo sviluppo civile di tutto il Paese più di tanti politici – ha commentato il ministro Bondi -. Coppi rappresenta l'umanità italiana semplice e genuina anche se certi valori oggi possono sembrare obsoleti".

La mostra è stata anche l'occasione per riunire la coppia Coppi-Bartali con i figli dei due campioni. "E' un grande onore per mio padre – ha spiegato Faustino Coppi -. Questa mostra ne celebra l'uomo e il campione". Divisa in cinque sezioni cronologiche, l'esposizione raccoglie reperti dai più autorevoli collezionisti, dal museo di Novi Ligure, da Casa Coppi di Castellania, dalla Gazzetta dello sport, Raiteche e Cinecittà Luce, oltre a oggetti di proprietàdello stesso Faustino Coppi e di Tarcisio Persegona. Cinque volte vincitore del Giro di Italia, due del Tour di Francia, campione del mondo nel '53, campione del mondo di inseguimento nel '47 e nel '49 e primatista dell'ora dal '42 al '56, Coppi rivive nelle fatiche degli "esordi" consumati nel dopolavoro di Tortona, nelle Prime grandi vittorie (dal '40 all'alba del primo conflitto mondiale, anni della storica rivalità con Bartali), All'indomani della guerra (con il passaggio alla Bianchi) e poi dalla gloria allo sconforto, con il periodo buio dell'amore contrastato con la Dama Bianca.

Fino a quei tragici titoli che sconvolgendo l'Italia e tutto il mondo del ciclismo ne annunciavano la morte, si seppe più tardi, per malaria. Ironia della sorte a stroncare il robusto Campionissimo, simbolo di uno sport vissuto con passione e senza trucchi, fu “semplicemente” una puntura di zanzara in viaggio nel Burkina Faso.

Per informazioni: tel. 06/69202049.
Orario: dal lunedì al giovedì: 9.30 – 18.30; venerdì, sabato e domenica: 9.30 – 19.30.
L’ingresso è gratuito.

[27-09-2010]

 
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