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La Passione

di Carlo Mazzacurati. Con Silvio Orlando, Cristiana Capotondi


di Clelia Verde

Gianni Debois, un regista in crisi, trova la sua occasione di riscatto quando gli commissionano un film con la stellina televisiva del momento. Un inconveniente domestico lo costringerà però ad una permanenza forzata in un piccolo paesino della Toscana e all’organizzazione della processione per il Venerdì Santo.
   
A tre anni dal film LA GIUSTA DISTANZA il regista Carlo Mazzacurati (nonchè sceneggiatore, che probabilmente conosce bene la frustrazione di rincorrere l’idea “vincente”) presenta al Festival di Venezia 2010 un film per nulla originale ma che ha il merito di scorrere con un ritmo lieve e piacevole e che trae la sua forza dalla normalità e dalla delicatezza dei suoi personaggi.
   
Gianni Debois – Silvio Orlando - è ancora il personaggio alla frutta tanto caro al cinema italiano: in piena crisi creativa ed immerso nel cinismo del mondo dello spettacolo troverà una via per riscattarsi secondo una struttura narrativa consueta e prevedibile che però s’incarna talmente bene nell’attore da risultare più rassicurante di una ninna nanna. Ramiro - Giuseppe Battiston -, un altro perdente disgraziato, è un ex galeotto appassionato di teatro che diverrà per una serie di defezioni prima l’aiuto regia e poi il Cristo nella strampalata Sacra Rappresentazione. Battiston è bravo, commovente, e la storia dell’amicizia tra Gianni e Ramiro è piena di grazia: all’inizio Ramiro occupa una piccolissima parte delle attenzioni di Gianni ma il trascorrere del tempo renderà possibile una poetica inversione dei ruoli. Bravo anche Corrado Guzzanti, uno stralunato conduttore televisivo di (perennemente errate) previsioni metereologiche sui generis che interpreta con fare apocalittico.

Benché riecheggi un po' troppo nell’interpretazione il sacerdonte di Quelo ed il predicatore televisivo Snack (suoi personaggi ai tempi del Pippo Chennedy Show e dell'Ottavo Nano) il personaggio è interessante e qualche battuta è davvero carina (“la gommapiuma ha ucciso il teatro italiano”).  Le ambizioni della pellicola – raccontare la Passione di un regista con la sindrome della pagina bianca sullo sfondo di un’Italia che non condanna più moralmente -  sono probabilmente ingiustificate ma andate comunque a vedere questo film se vi piacciono le storie dal sapore dolceamaro del nostro cinema.
 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[27-09-2010]

 
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