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Miral

di Julian Schnabel. Con Freida Pinto, Alexander Siddig

di Clelia Verde 

Miral è la storia di quattro donne palestinesi nell’arco temporale che va dal 1948, anno della proclamazione dello stato di Israele, fino agli Accordi di Oslo nel 1993 che fecero sperare in una reale risoluzione diplomatica del conflitto in Medio Oriente.
    
Il regista (nonché già rinomato artista contemporaneo) Julian Schnabel, ebreo newyorkese, porta al cinema una sceneggiatura tratta dal romanzo Il giardino dei fiori di Miral della sua attuale compagna, la giornalista palestinese naturalizzata italiana Rula Jebreal. Ancora un film sulla questione palestinese, dunque, ma col punto di vista di un ebreo dalla parte dei palestinesi e dove il desiderio di una identità nazionale attraversa i destini di quattro figure femminili.
    
Hind Husseini, coraggiosa donna realmente esistita proveniente da una ricca famiglia di Gerusalemme, che nel 1948 decide di fondare l’istituto “Dar Al Tifel” (la casa del fanciullo) per fornire asilo ed istruzione ai piccoli palestinesi vittime degli attacchi israeliani. L’orfanatrofio verrà poi trasformato in un collegio femminile, per preparare insegnanti istruite nella certezza di Hind che solo la cultura potrà contrastare il fanatismo. Nadia, che fuggita dalle violenze familiari diventa una prostituta e viene imprigionata, incontrando così Fatima, una infermiera condannata a tre ergastoli per aver aiutato i combattenti arabi. Ed infine Miral, la protagonista figlia di Nadia, la cui storia comincia singolarmente ad essere narrata a circa un’ora dall’inizio del film. Miral, giunta al collegio femminile a 7 anni, s’innamorerà di un attivista dell’OLP e verrà coinvolta nell’intifada entrando in conflitto con Hind Husseini che per la sopravvivenza del collegio non approverà il suo coinvolgimento politico.
    
La pellicola è purtroppo permeata da una eccessiva ingenuità. E’ ingenua nel suo punto di vista - parziale senza remore - che non aiuta lo sviluppo né della storia né dei personaggi antagonisti (taluni quasi comici). È ingenua nei dialoghi al sapor di fiction. È ingenua (e furbetta) nell’uso di immagini di repertorio che vanno ad innestarsi in un insieme già scolastico. Ne risulta così un film senza infamia e senza lode, nonostante la storia sia di per sé interessante e nonostante un cast ed una colonna sonora di buon livello. Colpiscono positivamente, infine, certe soggettive e certi movimenti di macchina (su tutte la scena di una violenza sessuale nascosta nell’immagine della testata del letto dove la camera si muove verticalmente). Peccato.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - schnabel - pinto
 

[13-09-2010]

 
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